Approfondimento

La politica rinuncia a monitorare il turismo della morte

I dati su quante persone vengono in Svizzera per porre fine alla propria vita sono disponibili, ma il Parlamento ha respinto l’introduzione di un meccanismo di sorveglianza

  • Un'ora fa
  • 34 minuti fa
Ogni tentativo politico di regolamentare più severamente il suicidio assistito in Svizzera è finora fallito

Ogni tentativo politico di regolamentare più severamente il suicidio assistito in Svizzera è finora fallito

  • Keystone
Di: Marc Leutenegger (swissinfo.ch)/sf 

Le critiche sul turismo della morte in Svizzera arrivano sia dall’interno sia dall’estero. Mentre nel Paese fanno discutere, tra le altre cose, i costi che ricadono sui Cantoni, all’estero prevalgono le riserve di natura etica. Il rimprovero ricorrente è che in Svizzera l’accesso al suicidio assistito sarebbe gestito con troppa leggerezza.

Avevano fatto molto discutere, fra gli altri, i casi di persone provenienti dal Regno Unito che hanno ricorso al suicidio assistito in Svizzera all’insaputa dei loro familiari. Tra questi, quello di una donna poco più che cinquantenne che, dopo la morte del figlio, soffriva di depressione.

L’organizzazione coinvolta non ha però commesso alcun reato fornendo assistenza al suicidio a questa donna. In Svizzera, infatti, non è richiesta la presenza di una malattia terminale per accedere alla morte assistita, né esiste l’obbligo di informare i familiari.

Il suicidio assistito è regolato da un articolo del Codice penale e non è punibile se non avviene per motivi egoistici. A questo si aggiungono le direttive professionali del corpo medico e le norme che le stesse organizzazioni di assistenza al suicidio si impongono.

Nessuna regolamentazione, nessun commento

Ogni tentativo politico di regolamentare più severamente il suicidio assistito in Svizzera è finora fallito. È successo di nuovo di recente in Parlamento, che aveva preso in mano il dossier dopo che la capsula per il suicidio Sarco aveva riportato l’attenzione sul tema.

Dopo molte discussioni era rimasta solo una sorta di proposta minima della Commissione giuridica del Consiglio degli Stati. Chiedeva almeno di monitorare l’evoluzione complessiva del suicidio assistito in Svizzera, includendo anche i casi di aiuto al suicidio per persone provenienti dall’estero, da registrare e rendere noti nelle statistiche.

Oggi ciò avviene solo per il suicidio assistito di cittadini svizzeri. Inoltre, la proposta prevedeva di raccogliere nuovi dati anche sulle organizzazioni che accompagnano alla morte.

Ma il progetto è stato bocciato dalla Camera alta durante la sessione invernale. E quasi nessuno vuole commentare. Né i parlamentari che in commissione avevano sostenuto la mozione, né gli oppositori, hanno risposto alle domande di Swissinfo. Unica eccezione: Ueli Schmezer (PS), che in Parlamento ha rappresentato la posizione contraria espressa dalla Commissione giuridica del Consiglio nazionale.

Secondo Schmezer, tre elementi hanno giocato contro l’introduzione di un monitoraggio. Primo: esistono già dati sui suicidi assistiti, poiché tali casi sono trattati come “morti straordinarie” e quindi analizzati di conseguenza; inoltre, per quanto riguarda i suicidi di persone straniere, la politica può farsi un quadro attraverso i dati forniti dalle organizzazioni di suicidio assistito. Secondo: l’amministrazione ha spiegato che la raccolta dei dati comporterebbe un notevole dispendio di risorse, in un momento in cui l’Ufficio federale di statistica deve risparmiare. Terzo: la Svizzera potrebbe in qualsiasi momento porre fine al turismo della morte, se lo volesse, anche senza un sistema di monitoraggio.

La Confederazione dispone già oggi dei dati

La consigliera federale competente, Elisabeth Baume-Schneider (PS), aveva argomentato in modo quasi identico durante le consultazioni in commissione.

Tra le altre cose, aveva affermato che non si trattava semplicemente di aggiungere un nuovo campo a una statistica già esistente, ma di creare un nuovo quadro per la raccolta dei dati. Sarebbero necessarie formazioni specifiche e, se del caso, anche una soluzione informatica dedicata.

Resta però la domanda: perché sarebbe necessario un simile dispiegamento di risorse per registrare qualche centinaio di casi? Su questo punto Schmezer non ha rilasciato dichiarazioni, rimandando all’amministrazione.

Swissinfo si è fatta spiegare nel dettaglio il processo di raccolta dei dati dall’Ufficio federale di statistica (UST). È emerso che i dati dei Cantoni relativi ai casi di suicidio assistito riguardanti persone residenti all’estero vengono già oggi trasmessi alla Confederazione.

Ciò, tuttavia, non ha nulla a che vedere con l’analisi dei casi di suicidio assistito come “morti straordinarie”. I dati vengono raccolti dall’UST tramite il cosiddetto certificato delle cause di morte, esattamente come per le persone residenti in Svizzera e per i decessi ordinari.

”Per ragioni di risorse e poiché la statistica ufficiale è focalizzata sulla popolazione residente in Svizzera, non vengono effettuate verifiche supplementari”, scrive l’UST. Visto che i dati non sono sistematicamente verificati, non vengono pubblicati.

Il certificato di causa di decesso utilizzato oggi. L'UST esamina attualmente modifiche al fine di poter, se necessario, pubblicare cifre sul turismo della morte

Il certificato di causa di decesso utilizzato oggi. L'UST esamina attualmente modifiche al fine di poter, se necessario, pubblicare cifre sul turismo della morte

Erika Preisig di Lifecircle, l’unica grande organizzazione svizzera di assistenza al suicidio che chiede una regolamentazione più severa, non capisce perché il formulario dell’UST non possa semplicemente essere completato.

Secondo Preisig, il carico di lavoro aggiuntivo per i medici legali o cantonali sarebbe minimo, soprattutto se confrontato con il lavoro complessivo che ogni suicidio assistito comporta di per sé.

I casi di assistenza al suicidio sono infatti oggetto di un’indagine ufficiale in Svizzera, con le relative conseguenze in termini di costi. “Rispetto all’ispezione legale e al rapporto, compilare in un secondo momento anche questo formulario sarebbe una formalità”, afferma Preisig. Non sarebbe inoltre necessaria alcuna formazione specifica per i dottori.

Soluzione senza un mandato politico?

Dopo un lungo scambio di corrispondenza, l’UST ha scritto che, pur non esistendo un mandato politico in tal senso, sta comunque considerando la possibilità di elaborare una statistica sul turismo del suicidio.

“Stiamo attualmente esaminando proattivamente questa questione, per trovare una possibile soluzione che non debba necessariamente rifarsi alla formulazione della mozione e che sia realizzabile nel quadro delle risorse finanziarie disponibili”, si legge in una lettera dell’UST.

Il rischio di suicidio tra i professionisti della sanità e socialità (La matinale, RTS, 23.01.2026)

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare