Guy Parmelin, viticoltore di professione, ha affermato di voler sfruttare il suo anno presidenziale per “riconciliare l’economia e la politica”. L’agricoltura, però, non ne avrebbe bisogno. Negli ultimi anni, l’elettorato svizzero ha infatti respinto sistematicamente tutte le iniziative agricole che chiedevano regole più severe.
Nel 2021 ha bocciato due iniziative per ridurre l’uso di pesticidi, nel 2022 ha detto “no” a un’iniziativa popolare contro l’allevamento intensivo e nel 2024 ha respinto un progetto per promuovere una maggiore biodiversità.
Alla luce della situazione di sicurezza tesa in Europa, inoltre, torna a crescere l’importanza dell’autosufficienza alimentare, al riparo dalle crisi. Un ulteriore elemento che gioca a favore dei contadini.
Grande influenza, grandi dossier
Il sostegno di cui gode oggi l’agricoltura è così forte che persino i Verdi evitano di esporsi. I parlamentari ecologisti, infatti, non appoggiano nemmeno l’iniziativa per un’alimentazione sostenibile. Il testo, che chiede meno pesticidi e una riduzione della produzione di carne, è considerato senza possibilità.
Anche sotto la Cupola a Berna il settore agricolo ha il vento in poppa, con 38 “parlamentari contadini” che siedono alle Camere e una lobby agricola che difende gli interessi dell’Unione svizzera dei contadini. Un sesto del Parlamento rappresenta dunque un settore che genera meno dell’1% del prodotto interno lordo. Nessun altro settore economico è così ben rappresentato a Berna.
Gli agricoltori svizzeri possono quindi fare politica da una posizione di forza e di fronte alle sfide importanti che li attendono, nuova strategia agricola, nuovi dazi doganali e nuovi accordi internazionali, è quello che intendono fare.
Per fare il punto della situazione, swissinfo.ch ha discusso con due parlamentari agricoltori di schieramenti politici diversi: il consigliere nazionale bernese verde Kilian Baumann e il consigliere nazionale zurighese dell’UDC Martin Haab.
Dibattito sulla nuova politica agricola
Per il settore, la Politica agricola 2030+ è attualmente il tema più importante. Si tratta dell’orientamento strategico dell’intero comparto e il dibattito sta per iniziare. In febbraio, il Consiglio federale presenterà al pubblico un primo documento su come intende impostare la politica agricola del futuro.
Ma cosa dovrebbe cambiare, concretamente? I grandi obiettivi sono già noti: la nuova politica agricola dovrà garantire la sicurezza alimentare della Svizzera e tenere conto dell’ambiente. Per gli agricoltori, tuttavia, due altri aspetti sono prioritari: vogliono maggiori prospettive economiche e meno burocrazia.
L’ultima riforma ha infatti scaricato un’ondata di moduli e procedure burocratiche sulle aziende agricole, accompagnata da numerosi controlli amministrativi.
“Lo Stato ha trasformato gli agricoltori in esecutori di ordini”, afferma Martin Haab . “Ora devono tornare a essere imprenditori. Abbiamo bisogno di una politica agricola che fissi obiettivi, invece di prescrivere misure”.
Kilian Baumann vede però alcuni vantaggi nel sistema attuale. “I pagamenti diretti sono legati a prestazioni, per esempio al benessere animale o a standard ambientali elevati”. La Svizzera persegue così una strategia della qualità, sempre un po’ migliore rispetto all’estero. “In questo modo è stato possibile giustificare, di fronte alla popolazione, i miliardi investiti finora”, afferma Baumann. La Confederazione versa ogni anno 2,8 miliardi di franchi in pagamenti diretti alle aziende agricole.
Senza aiuti statali non si va avanti
I due consiglieri nazionali accolgono con favore la volontà dell’Unione svizzera dei contadini di aumentare il proprio fatturato sul mercato svizzero. Entrambi vedono anche un potenziale in un accorciamento delle filiere di distribuzione e in una maggiore regionalità dei prodotti.
Concordano anche su un altro punto: non è possibile ridurre i pagamenti diretti, anche se in futuro imprenditorialità e mercato dovranno avere un peso maggiore. Senza questi fondi federali, più della metà delle circa 45’000 aziende agricole del Paese oggi sarebbero costrette a chiudere.
“Con i pagamenti diretti veniamo compensati per il rispetto degli standard minimi che definiscono la nostra “svizzerità”: benessere animale, norme di coltivazione, protezione dell’ambiente” afferma Haab, secondo il quale l’aspetto economico è stato però trascurato: “Abbiamo promosso la biodiversità per 25 anni e abbiamo raggiunto molti obiettivi”. Ora, ritiene, è abbastanza.
Pesticidi per assicurare l’autosufficienza
Per Haab e per l’Unione svizzera dei contadini è chiaro: troppi interessi ambientali frenano la produttività. Questo è particolarmente evidente nel caso dei pesticidi. Per tutelare api e corsi d’acqua, la Svizzera non autorizza, se non in casi eccezionali e con permessi speciali, prodotti efficaci. Ma proprio la mancanza di questi prodotti ha penalizzato negli ultimi anni la produzione di barbabietola da zucchero e di colza.
Queste due colture sono importanti per la sicurezza alimentare della Svizzera. Il grado di autosufficienza del paese si misura in calorie prodotte. E sono proprio la barbabietola da zucchero e la colza che forniscono più energia per metro quadrato di superficie coltivata.
“Abbiamo problemi proprio con queste colture ad alta densità calorica” conferma Haab. Di conseguenza, il grado di autosufficienza della Svizzera sarebbe sceso in 15 anni dal 60 al 40%. Non menziona però che anche la crescita demografica ha contribuito a questo calo.
Baumann sottolinea invece che l’agricoltura svizzera produce già più latte, carne suina e vino di quanto il mercato interno possa assorbire. In alcuni settori esisterebbe quindi già oggi una sovrapproduzione causata dagli incentivi. “Questo provoca prezzi molto bassi per i produttori, problemi ambientali e costi elevati per la popolazione. È assurdo reclamare oggi una produzione più intensiva” afferma Baumann.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/svizzera/%E2%80%9CObbligati-a-omologare-nuovi-prodotti-fitosanitari-con-urgenza%E2%80%9D--3428730.html
Dazi e libero scambio
La Svizzera protegge la sua costosa produzione interna dalle importazioni a basso prezzo. “Il nostro sistema doganale è ancora più importante dei pagamenti diretti per l’agricoltura svizzera” afferma Haab.
Ora però il Consiglio federale ha negoziato un accordo doganale con gli Stati Uniti, che prevede contingenti per carne di pollo e manzo. Anche con il Mercosur è pronto un accordo di libero scambio che prevede importazioni di carne e vino.
Quale impatto avranno questi accordi sull’agricoltura svizzera? “Finché potremo gestire il regime delle importazioni attraverso l’organizzazione mantello Proviande, le quantità negoziate non peseranno sull’agricoltura svizzera” secondo Haab.
Il consigliere nazionale fa riferimento a una seconda barriera doganale, nascosta, che l’agricoltura svizzera ha eretto dietro quella statale. Attraverso organizzazioni professionali vicine al mondo agricolo, il settore si è da tempo organizzato in modo tale che gli ordini all’estero possano essere effettuati solo quando la produzione interna non basta più. Spesso, inoltre, i prezzi vengono fissati in modo tale che alla cassa i consumatori finiscano per pagare prezzi svizzeri anche per merce importata a costi inferiori.
La previsione, quindi, è che anche in futuro entrerà in Svizzera soltanto ciò che non fa concorrenza agli agricoltori locali e ciò che il mercato richiede, e il tutto ai prezzi svizzeri.
Baumann rimane comunque scettico. “Le quantità esentate dai dazi esercitano indirettamente una pressione sulla produzione locale” avverte. Cita i prezzi promozionali dei grandi distributori per tagli pregiati di carne sudamericana, che portano i consumatori ad avere aspettative irrealistiche sui prezzi. “Se proprio dobbiamo importare prodotti, potremmo farlo dai Paesi vicini. Sarebbe meno lontano e più facile da controllare” aggiunge.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/svizzera/Mercosur-per-Parmelin-%E2%80%9CUn-successo%E2%80%9D--2950037.html
Armonizzazione con l’UE
L’agricoltura svizzera è strettamente legata a quella europea. Ciò emerge non solo per quanto riguarda sementi e varietà, ma sempre più anche nella questione dei pesticidi autorizzati. Attualmente il Parlamento discute se la Svizzera debba consentire l’uso di prodotti fitosanitari già approvati in un Paese dell’UE, come i Paesi Bassi o il Belgio.
Il Consiglio nazionale è favorevole. Ritiene che in questo modo la Svizzera potrebbe abbreviare le proprie procedure di autorizzazione, molto complesse e onerose. Gli oppositori criticano il fatto che ciò aprirebbe la porta a pesticidi obsoleti e molto nocivi per l’ambiente. La questione deve ancora essere esaminata dal Consiglio degli Stati.
“Dovremmo ispirarci all’UE non solo per i pesticidi, ma anche per le nuove tecnologie di selezione, perché la coltivazione delle piante è un’attività transnazionale” ritiene Martin Haab. Cita la possibilità di modificare i geni, una pratica che è ancora tabù in Svizzera.
Anche Baumann, sostenitore di un’agricoltura sostenibile, ripone speranze nell’UE: “I Paesi vicini stanno facendo passi avanti nella riduzione dei pesticidi. Se l’agricoltura svizzera vuole mantenere credibilità, non bisogna restare indietro rispetto agli standard europei”.
È inoltre in sospeso l’accordo alimentare negoziato con l’UE, parte del pacchetto Bilaterali III. Come tutti i nuovi trattati con l’Unione Europea, anche questo non è accettabile per Haab. “Oggi forse le rispettive norme non differiscono in modo sostanziale, ma in futuro, con la ripresa dinamica del diritto comunitario, la Svizzera non potrà più dire la sua”.
Baumann vede invece la collaborazione con i Paesi vicini come essenziale perché, con le attuali abitudini alimentari ricche di carne, la Svizzera dipende dalle importazioni di alimenti e mangimi provenienti dall’Europa. “Il mio obiettivo è di restare credibili anche in futuro quando diciamo di produrre in modo più sostenibile rispetto ad altri Paesi” sottolinea.
Agricoltura e Intelligenza Artificiale (IA)
L'ora della terra 25.01.2026, 09:05
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