Fin dalla preistoria, l’essere umano si è adattato al freddo. Lo storico Olivier Jandot spiega che “tutta la nostra vita consiste nel mantenere la temperatura corporea a 37 gradi, sia attraverso meccanismi naturali come la sudorazione, sia grazie a invenzioni come gli abiti o il riscaldamento”.
Anche l’evoluzione ha giocato un ruolo importante: i primi esseri umani, inizialmente più slanciati, hanno visto la propria morfologia cambiare migrando verso climi più freddi, diventando più tozzi per limitare la dispersione di calore, secondo la regola di Bergmann.
La sensibilità al freddo, una questione fisiologica e psicologica
Mathieu Saubade, medico dello sport e ricercatore al CHUV e a UniSanté di Losanna, spiega che la percezione del freddo varia da individuo a individuo. “Il nostro corpo è dotato di recettori del caldo e del freddo, che trasmettono informazioni all’ipotalamo, il termostato interno dell’organismo”, precisa.
Quest’ultimo regola la temperatura corporea attorno ai 37 gradi attraverso diversi meccanismi, come la sudorazione o la vasodilatazione e vasocostrizione dei vasi sanguigni periferici, per aumentare o limitare gli scambi di calore con l’esterno. L’efficacia di questo sistema di regolazione può variare in base al sesso, all’età o allo stato di salute.
L’evoluzione della resistenza al freddo (CQFD, RTS, 02.02.2026)
Oltre all’età e al sesso, anche altri fattori fisiologici giocano un ruolo importante. Le persone con una massa muscolare significativa o con un corpo tozzo trattengono meglio il calore. Al contrario, patologie come l’ipotiroidismo, le malattie vascolari o condizioni di denutrizione possono accentuare la sensibilità al freddo. Entrano in gioco anche aspetti psicologici: esperienze passate o abitudini culturali, come l’esposizione dei neonati finlandesi al freddo, influenzano infatti la percezione delle temperature.
Secondo Saubade, è possibile allenare il proprio corpo a tollerare meglio il freddo, per esempio riducendo progressivamente la temperatura in casa o facendo docce fredde. Tuttavia, precisa che “alcune persone resteranno sempre freddolose, anche con l’allenamento. Dipende molto dagli individui”.
Olivier Jandot ricorda inoltre che fino all’introduzione del riscaldamento centralizzato era normale vestirsi di più una volta rientrati in casa e che fonti storiche indicano come a lungo una temperatura di 15 gradi all’interno era ritenuta confortevole. Con la crescita delle preoccupazioni energetiche, vede anche un ritorno parziale all’abitudine di coprirsi di più, piuttosto che alzare il riscaldamento.
Tra Olimpiadi, cinema e gelo
Casa Svizzera 06.02.2026, 09:10
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