Thomas Baumgartner è un veterinario esperto. Il comproprietario di una delle più grandi cliniche veterinarie dell’Altopiano svizzero ne ha viste molte. E comprende perfettamente il legame stretto e affettuoso che può esserci tra una persona e il proprio animale domestico. Ma ciò che è accaduto a lui e al suo team qualche settimana fa ha superato il limite.
“Abbiamo avuto un paziente molto impegnativo, un cane di 70 chili che abbiamo trattato per tre giorni. Quando è diventato chiaro che avremmo dovuto trasferirlo all’Ospedale veterinario di Berna, la situazione si è complicata”, racconta Baumgartner. Il cane, molto pesante, non era in grado di camminare: per caricarlo in auto sono dovuti intervenire diversi dipendenti della clinica veterinaria.
I proprietari hanno attribuito alla clinica la responsabilità della sofferenza e dell’imminente fine del cane, senza troppi giri di parole. “Ci hanno accusato più volte di aver caricato o addirittura buttato il cane nella macchina come fosse un sacco di patate. Ma semplicemente non è vero”, afferma Baumgartner.
Le accuse e le pesanti minacce diffuse sui social media e nelle recensioni online hanno colpito soprattutto i collaboratori più giovani della clinica, molti dei quali possiedono a loro volta un animale domestico: “Si sono impegnati per giorni, hanno fatto tutto il possibile per il cane, e poi ricevono reazioni del genere. Per i giovani, a volte, è davvero molto, molto difficile”.
“Quando poi, nei commenti e nelle recensioni online, gli insulti si sono trasformati in minacce concrete, mi sono rivolto alla polizia e ho sporto denuncia” prosegue Baumgartner.
Più aggressività negli studi veterinari (Tagesschau, SRF, 22.02.2026)
Il caso della clinica veterinaria Sonnenhof di Derendingen (SO) è sì un episodio isolato, la grande maggioranza dei proprietari è comprensiva e ragionevole di fronte ai problemi dei loro animali, ma i segnali d’allarme che i veterinari mandano alla loro associazione di categoria sono in aumento.
“Un tempo il veterinario era una figura del villaggio o del territorio circostante. Era molto rispettato e conosceva personalmente i proprietari degli animali. Oggi, invece, i veterinari lavorano in grandi cliniche e sono più spesso presenti nei centri urbani”, spiega Roberto Mossi, veterinario a Bellinzona e presidente della Società delle veterinarie e dei veterinari svizzeri. “Non è meglio né peggio. Semplicemente, le cose sono cambiate”.
Per offrire ai membri dell’associazione un sostegno più rapido e mirato, Mossi e il suo team hanno istituito la helpline “SOS for Vets”, a cui i veterinari possono rivolgersi per ottenere assistenza legale per gestire in modo appropriato i clienti difficili.
Sia per Roberto Mossi in Ticino che per il suo collega Thomas Baumgartner sull’Altopiano è chiaro che una parte importante della professione consiste nell’essere sinceri con i propri clienti, anche quando è difficile. “A volte bisogna invitare le persone a porre fine alle sofferenze di un animale. Fa parte del nostro mestiere” osserva Baumgartner.

Mondo veterinario ticinese: una "giungla"?
Il Quotidiano 12.12.2025, 19:00









