L’inquinamento da plastica è una delle maggiori preoccupazioni ambientali del nostro tempo. Si stima che attualmente circa otto miliardi di tonnellate di plastiche contaminino il nostro pianeta, dai ghiacci artici ai laghetti alpini. In particolare, a preoccupare sono le microplastiche: si tratta di particelle di diametro inferiore ai 5 mm, spesso invisibili a occhio nudo. Negli ultimi anni, sono sempre di più gli studi che hanno voluto indagare la loro presenza nel corpo umano per comprenderne gli effetti sulla nostra salute.
Una questione di metodo
Studi affermano di aver rilevato micro e nanoplastiche nel cervello, nei testicoli, nella placenta e nelle arterie. Anche la redazione digitale del giardino di Albert ha riportato i risultati di alcuni di queste ricerche, così come fatto dai media di tutto il mondo.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/ambiente/Le-microplastiche-nel-nostro-corpo--2564701.html
Ma la scienza, si sa, è un processo continuo di apprendimento attraverso tentativi, fallimenti e correzioni. E ora un gruppo internazionale di ricercatori invita alla prudenza per quanto riguarda l’interpretazione dei risultati di alcuni studi. A riassumere i contorni di questo dibattito scientifico è Damian Carrington, giornalista specializzato in temi ambientali in un articolo apparso di recente sul Guardian.
L’approfondimento cita una lettera pubblicata su Nature Medicine da un gruppo di scienziati che, riferendosi a uno studio di febbraio 2025 che avrebbe rilevato microplastiche nel cervello umano, spiega che studiare le microplastiche nei tessuti umani è estremamente complesso e che lo studio originale presenta diversi problemi metodologici.
Homo plasticus
Patti chiari 07.11.2025, 21:30
I punti critici
Uno dei punti critici principali riguarda il rischio di contaminazione. Le microplastiche sono ovunque: nell’aria, negli strumenti di laboratorio e nei reagenti chimici. Per questo, gli esperti sottolineano l’importanza di controlli rigorosi per distinguere le particelle realmente presenti nei tessuti da quelle introdotte accidentalmente durante le analisi.
Un altro problema riguarda il metodo di analisi utilizzato, che può confondere alcune sostanze naturali del corpo umano con la plastica. Il cervello è particolarmente ricco di grassi, e alcuni prodotti della degradazione dei lipidi possono “assomigliare” chimicamente alle plastiche più comuni, come il polietilene, e con questo il rischio di falsi positivi aumenterebbe.
Proprio il fatto che il polietilene risulti dominante in tutti i campioni analizzati appare sospetto agli occhi degli esperti, perché negli studi ambientali di solito si osserva una maggiore varietà di tipi di plastica. Secondo gli autori del commento, le alte concentrazioni riportate nel cervello potrebbero quindi riflettere limiti tecnici, più che una reale accumulazione di microplastiche.
Servono linee guida più chiare
Questo non è però l’unico studio su cui la scienza non trova consenso unanime. Il problema, secondi gli scienziati più scettici, è che mancano degli standard condivisi di misurazione in quest’ambito. Cassandra Rauert, chimica ambientale presso l’Università del Queensland in Australia, in uno studio di gennaio 2025 ha criticato il metodo principale utilizzato in 18 studi per misurare la massa di microplastiche in un campione. Una difficoltà ulteriore riguarda l’impossibilità degli strumenti attuali di rilevare le particelle più piccole, di dimensioni nanometriche, quelle potenzialmente in grado di attraversare le nostre barriere biologiche.
https://rsi.cue.rsi.ch/food/extra/curiosita-e-trend/Microplastiche-a-tavola-il-rischio-invisibile-nel-nostro-cibo--3048815.html
La ricerca non mette in dubbio il fatto che le microplastiche siano presenti nel corpo umano e che abbiano un impatto sul nostro corpo, ma solleva che – vista l’importanza del tema - servirebbero metodi di analisi più precisi e standardizzati prima di trarre conclusioni allarmanti. In merito agli effetti che la loro presenza può avere sul nostro organismo sul lungo termine, molto resta da chiarire. Il consiglio resta quello di evitare l’uso di materiali e contenitori in plastica, soprattutto in cucina, per limitare la nostra esposizione a queste particelle potenzialmente pericolose.

Microplastiche nel corpo umano: il dibattito è servito
RSI Info 16.01.2026, 07:20
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