Le webcam sono diffuse su tutto il territorio svizzero e generano decine di migliaia di visualizzazioni, ma non sempre rispettano la protezione della personalità.
Una situazione alla quale le autorità vallesane si sono interessate dopo alcune segnalazioni, arrivando alla conclusione che, delle 66 telecamere analizzate, solo due rispettavano le norme.
A Verbier, la webcam della rotonda in centro registrava circa 175’000 visualizzazioni all’anno. Le immagini, però, non erano conformi alla legge sulla protezione dei dati e non sono dunque più disponibili.
“Non si devono poter riconoscere le persone, né dal volto, né dall’abbigliamento o dalle loro abitudini, come ad esempio portare a spasso il cane”, spiega Simon Wiget, direttore di Verbier Tourisme, ai microfoni di RTS. Per quanto riguarda i veicoli, è necessario “oscurare le targhe”, per alberghi e bar nei dintorni, “non si deve poter riconoscere le persone eventualmente affacciate alle finestre”.
Il problema delle webcam vallesane (19h30, RTS, 03.05.2026)
Non si devono neppure riprendere asili o parcheggi, anche se persone e veicoli sono resi irriconoscibili. È quanto prevedono le direttive dell’Incaricato cantonale per la protezione dei dati, che ha pubblicato una scheda informativa, segnalata dalla Walliser Bote.
Meglio riprendere la natura
“Non appena ci siamo resi conto della problematica, era necessario tutelare l’anonimato delle persone”, sottolinea Laila Cheseaux Baudat, sindaca di Leytron. La stazione di Ovronnaz rientra nel territorio di questo Comune e presenta diversi luoghi sensibili: piste da sci, bagni termali e terrazze.
“Ci siamo affidati a un’azienda specializzata per verificare e controllare regolarmente la conformità alle norme”, spiega la sindaca. Oggi, le webcam di Ovronnaz mostrano prevalentemente immagini di paesaggio, possibilmente senza persone visibili
La sorpresa dell’Incaricato cantonale
Il Cantone ha condotto la vasta indagine lo scorso anno, in seguito a delle denunce, e ha passato al setaccio le webcam di una decina di Comuni vallesani.
“Ci aspettavamo che ci fosse un gran numero di webcam non conformi, ma non così tante” commenta Lauris Loat, incaricato cantonale per la protezione dei dati.
L’Incaricato può formulare raccomandazioni ai Comuni, ma non infliggere sanzioni. Se queste indicazioni non vengono seguite, può però rivolgersi alla Commissione per la protezione dei dati, che ha la competenza di emanare una decisione accompagnata da una multa.









