Si è aperto questa mattina davanti alle Assise correzionali di Lugano il processo per il caso di caporalato sul cantiere del nuovo centro culturale di Lugano, a un anno e mezzo dai fatti, scoperti su segnalazione del sindacato UNIA. Davanti alla giudice Rosa Item sono comparsi in aula il reclutatore di manodopera, l’amministratore e il titolare dell’impresa per la quale sarebbero stati assunti gli operai sottopagati.
I tre imputati devono rispondere a vario titolo di falsità in documenti, ripetuta estorsione e ripetuta usura. Quest’ultimo reato fa parte di un atto d’accusa aggiuntivo presentato stamane dal procuratore generale John Noseda.
"Trattenevano parte del salario degli operai"
Secondo l’accusa i tre avrebbero obbligato una decina di operai ad accettare una retribuzione inferiore rispetto a quella prevista dal contratto collettivo in vigore nell’edilizia, se non volevano essere licenziati. All’ora sarebbero stati versati ai lavoratori tra i 11,70 e i 16,90 franchi netti al posto dei 19 previsti. Questo però non figurava sui conteggi salariali che invece apparivano in regola. In tre mesi il caporale avrebbe incassato oltre 12'000 franchi e quasi 5'000 per il titolare.
Muratore ammette i fatti
Un muratore italiano, con precedenti nella penisola, ha ammesso che la manodopera, da lui procurata, aveva accettato di dargli parte dello stipendio pur di lavorare.
Respinge l’accusa di aver riconosciuto al caporale una percentuale sugli stipendi degli operai, il titolare della ditta, un 50enne pregiudicato in Italia, che però in aula ha ammesso di aver detto al reclutatore che non gli importava se lo avesse fatto a patto che non coinvolgesse la ditta.





