La commissione delle finanze del Parlamento tedesco ha ascoltato oggi a Berlino Markus Diethelm, membro di direzione di UBS, nell'ambito della diatriba fiscale tra Svizzera e Germania. Alla riunione erano presenti anche Michael Ambühl, segretario di Stato agli affari finanziari internazionali, e l'Associazione svizzera dei banchieri (ASB). Entrambi hanno ribadito che l'intesa "non può essere rinegoziata".
Dal canto suo, Diethelm ha assicurato che la banca, dal 2009, non accetta più soldi non dichiarati da clienti tedeschi. L'istituto, proprio nel 2009, era stato accusato dalle autorità americane di aver aiutato dei clienti a non pagare le imposte e per questo aveva poi dovuto fornire oltre 4'000 nominativi ed era stato multato per 780 milioni di dollari. Da allora UBS chiede ai consulenti di applicare il principio dell'onestà fiscale. Già oggi quindi la banca opera nello spirito dell'accordo fiscale sottoscritto da Berna e Berlino, ha aggiunto il manager.
“L’accordo non va rinegoziato”
Da parte elvetica si ribadisce invece che l'accordo è da prendere o lasciare: non vi è alcuno spazio di manovra per migliorarlo, ha affermato Ambühl. A suo avviso Berna è andata parecchio incontro alla esigenze della controparte. L'aliquota prevista per i capitali finora depositati in nero nelle banche elvetiche - dal 21 al 41%, a seconda dell'entità del patrimonio - è elevata. “Soprattutto quando si pensa che in Germania un paio d'anni or sono vi è stata un'amnistia con un'aliquota del 15%”, ha fatto presente il segretario di Stato incaricato delle questioni fiscali.
Dello stesso avviso si sono dette le banche: la Svizzera ha già fatto molto, non occorrono nuovi negoziati. Il presidente dell'ASB, Patrick Odier, ha affermato che il testo in discussione va oltre quello firmato con gli Usa, che non prevede regole né per il passato, né per le eredità (tassate con un aliquota del 50% secondo la convenzione).
Non mancano le critiche sul fronte tedesco
Da parte tedesca le critiche non sono però mancate. Per il Deutsche Steuer-Gewerkschaft - sindacato del personale attivo dell'amministrazione delle finanze statale, che valuta in 150 miliardi di euro i fondi neri tedeschi in Svizzera - l'accordo
privilegia l'anonimità, crea zone protette e legalizza l'evasione. Il Bund Deutscher Kriminalbeamter, l'unione che rappresenta i funzionari della polizia criminale, ha sostenuto che una parte importante del denaro in Svizzera proviene da reati. Secondo l'associazione delle banche tedesche la convenzione può risultare problematica, vista nell'ottica dell'equità. Ma bisogna anche chiedersi quale sia l'alternativa: senza accordo, la Germania rinuncerebbe infatti a circa dieci miliardi di euro di imposta arretrata, nonché a regolari introiti in futuro.
“La porta non è chiusa”
Intanto, sempre in relazione all'accordo fiscale fra Svizzera e Germania, il presidente del Land tedesco della Renania-Palatinato, il socialdemocratico Kurt Beck, ha dichiarato oggi ad Aarau che la porta "non è ancora completamente chiusa". Beck, al termine di un pranzo di lavoro con il Consiglio di Stato argoviese, ha spiegato di essersi incontrato ieri con la presidente della Confederazione Eveline Widmer-Schlumpf. Un incontro che ha permesso di affrontare determinati argomenti in modo "molto oggettivo".
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