Brady Dougan, che lascerà la guida del Credit Suisse a fine giugno dopo otto anni, ha stilato un bilancio del suo operato in un'intervista pubblicata mercoledì dalla Basler Zeitung.
Tra i punti a suo favore cita il superamento senza scosse della crisi finanziarie e, soprattutto, senza chiedere il sostegno statale, nonché l'assoluta marginalità dell'istituto negli scandali che recentemente hanno investito il settore. Tra le ombre, lo statunitense mette in evidenza il maggiore coinvolgimento nell''investement banking'. "Col senno di poi sarebbe stato meglio evitarlo".
Il dirigente, che ha incassato un bonus di 70 milioni di franchi nel 2010. si augura di non essere visto come un uomo avido. Il denaro -precisa- non è mai stato la sua principale motivazione.
ATS/dg




