Per la seconda volta nel giro di quattro anni, la zona euro è ufficialmente entrata in recessione facendo segnare una flessione del prodotto interno lordo per il secondo trimestre consecutivo. Da luglio a settembre il calo è stato dello 0,1%, contro lo 0,2% in meno registrato da aprile a fine giugno. Torna invece in positivo (+0,1%) il dato per l'insieme dei 27 membri dell'Unione Europea.
Rallenta la Germania, sorprende la Francia
Le due economie più forti ad aver adottato la moneta unica, quella tedesca e quella francese, sono cresciute dello 0,2% nell'ultimo periodo preso in esame, un rallentamento che si conferma per la prima, un dato sorprendentemente invece per la seconda, che da tre trimestri marciava praticamente sul posto.
Male Italia e Spagna
Continuano invece a risentire della congiuntura negativa e delle politiche di austerità i due paesi più grandi fra quelli particolarmente indebitati, ovvero Italia e Spagna, in ulteriore flessione rispettivamente dello 0,2% e dello 0,3%. Non se la passa meglio, anzi, il Portogallo (-0,8%), mentre non sono disponibili cifre per Grecia e Irlanda. La loro situazione sta iniziando a contagiare anche gli Stati più solidi, tanto che frenano fra gli altri Austria (-0,1%) e Olanda (-1,1%).
L'evoluzione migliore in Eurolandia è quella estone (+1,7%), seguono Slovacchia (+0,6%) e Finlandia (+0,3%). Fuori dall'area della moneta unica, la Gran Bretagna fa segnare un +1% dopo il -0,4% del secondo trimestre.
Il paragone con il 2011
Nel confronto su base annua, la zona euro ha perso lo 0,6% del suo PIL, l'Italia il 2,4% (comunque meno di quanto prevedessero gli analisti) e la Spagna l'1,6%. A titolo di paragone, la Germania risulta ancora in crescita dello 0,9%.






