Malgrado la robusta crescita della sua locomotiva, la Germania, la zona euro ha risentito della crisi nel secondo trimestre di quest'anno, durante il quale il suo prodotto interno lordo ha subito una flessione di 0,2 punti percentuali rispetto ai primi tre mesi del 2012, nei quali l'economia aveva marciato sul posto.
Non si può ancora parlare tecnicamente di recessione, per la quale occorrono due periodi consecutivi in calo, ma per l'insieme dell'anno la Banca centrale europea prevede già una diminuzione del PIL dello 0,5%, seguita da un ritorno alla crescita a partire dal 2013.
Giù il PIL dei paesi indebitati
Nel dettaglio, fra aprile e giugno sono giunte buone notizie da Berlino, con il suo +0,3%. Anche Austria e Olanda hanno fatto segnare valore positivi, così come Slovacchia ed Estonia, mentre è stagnante il dato dell'economia francese, per la quale gli esperti erano più pessimisti. Va molto peggio nei paesi maggiormente colpiti dalla crisi (del debito in particolare): cala dello 0,4% il PIL spagnolo, dello 0,6% quello belga, dello 0,7% quello italiano e dello 0,8% quello cipriota. La lanterna rossa spetta al Portogallo, con una produzione in discesa dell'1,2%, ma mancano i dati greci.
Pure per l'insieme dell'UE si registra una flessione del PIL dello 0,2%, malgrado le cifre incoraggianti di Svezia, Romania, Lettonia e Lituania. Pesa il -0,7% del Regno Unito.
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