La Svizzera è pronta a intavolare il negoziato con l'Italia in materia fiscale e finanziaria: il Consiglio federale ha adottato oggi il testo che fissa i punti essenziali su cui la trattativa deve basarsi.
Gli obiettivi da perseguire, afferma il governo, sono il raggiungimento di una piazza finanziaria concorrenziale e coerente dal profilo fiscale e il consolidamento delle relazioni economiche bilaterali con Roma.
Cinque temi, tra cui lo stralcio dalle black list
In un comunicato il Consiglio federale ricorda che lo scorso 9 maggio Svizzera e Italia hanno rilanciato il dialogo bilaterale sulla controversa materia fiscale. Le parti hanno manifestato la volontà di trattare cinque tematiche prioritarie, ovvero la
regolarizzazione degli averi detenuti in Svizzera da contribuenti italiani, l'imposizione alla fonte dei futuri redditi di capitali, la revisione della Convenzione per evitare le doppie imposizioni con l'Italia, lo stralcio della Svizzera dalle liste nere nonché
l'imposizione dei lavoratori frontalieri.
Gli incontri Widmer-Schlumpf - Monti
In quella occasione è stato istituito un gruppo di lavoro bilaterale a cui è stato affidato l'incarico di condurre il negoziato. Il governo ricorda inoltre che la presidente della Confederazione Eveline Widmer-Schlumpf e il presidente del consiglio italiano Mario Monti si sono recentemente incontrati due volte, il 12 giugno a Roma e il 17 agosto a Silvaplana. “Entrambi hanno espresso la volontà di far avanzare rapidamente i negoziati e hanno chiesto al gruppo di lavoro di presentare proposte concrete entro la fine dell'autunno”.
Mandato negoziale con gli USA
Oltre che con l'Italia, Berna negozierà presto anche con gli Stati Uniti, sull'applicazione della legge fiscale nota con l'acronimo FATCA, voluta da Washington per tassare tutti i conti all'estero dei contribuenti statunitensi. Il mandato negoziale è stato sottoscritto oggi dal Governo. Banche e compagnie assicurative vengono obbligate a sottoscrivere un accordo con il fisco a stelle e strisce, che prevede un'imposizione alla fonte del 30% per i clienti che non intendono cooperare. Gli istituti elvetici non sarebbero però obbligati a trasmetterne i nomi.
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