Una vita intera dedicata alla giustizia. È quella vissuta da Mark Wolf, che dapprima fu collaboratore del Dipartimento statunitense della giustizia e procuratore, finché nel 1985 l’allora presidente Ronald Reagan lo nominò a vita giudice federale. Una carica che ricoprì in uno dei tanti tribunali federali degli Stati Uniti, nel suo caso in Massachusetts.
Un anno dopo la rielezione del presidente Donald Trump, Wolf ha però rinunciato alla carica per poter fare qualcosa che ai giudici federali non è consentito: uscire allo scoperto sui media per lanciare un allarme, per dire al pubblico che il presidente degli Stati Uniti strumentalizza la giustizia per i propri scopi.
Praticamente ogni giorno vedevo Trump attaccare il principio secondo cui tutti sono uguali davanti alla legge
Mark Wolf, ex giudice federale del Massachusetts
Per lui il silenzio era diventato insopportabile, ha dichiarato a novembre lo stesso Wolf dalle colonne del periodico The Atlantic, in uno scritto con cui spiegava le ragioni delle sue dimissioni arrivate dopo quarant’anni da giudice federale.
“Praticamente ogni giorno vedevo Trump attaccare il principio secondo cui tutti sono uguali davanti alla legge” spiega in un’intervista rilasciata a SRF. E aggiunge: “Ordina al suo Dipartimento della giustizia di avviare procedimenti penali contro i suoi presunti nemici politici, anche se non ci sono sufficienti presupposti. Allo stesso tempo protegge i suoi amici da possibili indagini, procedimenti penali e condanne”.
A titolo d’esempio, Wolf ricorda un caso risalente allo scorso settembre: Trump fece pubblicamente pressione sulla sua ministra della giustizia, Pam Bondi, affinché agisse contro alcuni dei suoi avversari, tra cui James Comey, ex direttore dell’agenzia governativa di polizia federale FBI. Il procuratore federale incaricato si rifiutò di dare seguito alla richiesta e venne quindi sostituito con una legale di Trump. Fu lei a presentare l’accusa contro Comey. Un tribunale federale stabilì però che la sua nomina fu illegittima e l’accusa fu respinta.
La carriera di Mark Wolf iniziò quando il Dipartimento della giustizia stava passando un periodo molto difficile. Erano i tempi in cui l’allora presidente Richard Nixon voleva usare la giustizia contro i suoi avversari e tentò di ostacolare le indagini sul Watergate, lo scandalo che nel 1974 portò alle sue dimissioni.
Quello che Nixon faceva occasionalmente e di nascosto, Trump lo fa regolarmente e pubblicamente.
Mark Wolf, ex giudice federale del Massachusetts
Ne seguirono delle riforme: furono per esempio introdotte dettagliate linee guida per stabilire quando qualcuno possa essere incriminato. E divenne così la norma che il Dipartimento della giustizia prendesse tali decisioni in maniera indipendente, quindi senza dare seguito a pressioni politiche. Questo perlomeno fino al ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca.
Quello che Nixon faceva occasionalmente e di nascosto, Trump lo fa regolarmente e pubblicamente, afferma Wolf, che teme anche per la credibilità dei tribunali: “Se il presidente continua a dichiarare che i giudici federali sono degli imbroglioni, probabilmente a un certo punto i cittadini ci crederanno”.
Non sono fiducioso che le elezioni avranno effettivamente luogo
Mark Wolf, ex giudice federale del Massachusetts
Il prossimo novembre nelle elezioni di metà mandato (le midterm elections) i cittadini avranno la possibilità di punire Trump, anche per la sua strumentalizzazione della giustizia.
Ma l’ex giudice federale Wolf guarda con preoccupazione all’appuntamento elettorale: “Non sono fiducioso che le elezioni avranno effettivamente luogo” dice a SRF. “Il presidente potrebbe annunciare: ‘Abbiamo disordini in tutto il Paese’, disordini che il suo stesso Governo ha istigato. Potrebbe dichiarare la necessità di invocare la legge sull’insurrezione. Potrebbe tentare di controllare le elezioni, che in realtà sono di competenza degli Stati federati. Potrebbe tentare di escludere determinati gruppi dalle elezioni” conclude Wolf.

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