L’intervento congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran è stato condannato duramente dalla Russia. Tra Mosca e Teheran i legami sono sempre stati molto stretti, rafforzati lo scorso anno da un nuovo trattato di partnership strategica e per Vladimir Putin gli equilibri mediorientali sono sempre passati anche attraverso l’alleanza con gli ayatollah. La volontà di Donald Trump e Benjamin Netanhyau di cambiare il regime iraniano e ridefinire a proprio favore la cornice nell’intera regione si scontra con gli interessi geopolitici del Cremlino, anche se i riflessi del conflitto potranno avvantaggiare proprio la Russia, concentrata sul conflitto in Ucraina: sia in questo quadrante che sotto l’aspetto economico generale, principalmente energetico, Mosca può rafforzare i propri interessi, approfittando di una guerra il cui sviluppo è ancora ricco di incognite.
Prezzi di petrolio e gas in rialzo
In primo luogo Mosca è avvantaggiata dalla nuova situazione sul mercato energetico, che con il blocco dello stretto di Hormuz ha portato ovunque al rialzo il prezzi del petrolio e del gas naturale liquefatto (GNL). Se i Paesi produttori del Golfo sono bloccati, il vantaggio passa automaticamente ad altri, come appunto la Russia, che nonostante le sanzioni occidentali ha continuato a esportare greggio e oro azzurro sia in Europa, pur riducendo di molto le quote, che nel resto del mondo, soprattutto in Asia, verso Cina e India, accrescendo le proprie fette di mercato. Nello scorso anno le entrate del Cremlino sono parzialmente scese, sia a causa dei provvedimenti occidentali che le hanno leggermente condizionate, sia soprattutto per la diminuzione dei prezzi, in un contesto di rilassamento globale. Nel 2025 Mosca ha esportato il 6% in meno di petrolio rispetto all’anno precedente e le entrate sono diminuite del 18%. La guerra in Medio Oriente ha cambiato però ora la tendenza: il prezzo del petrolio è schizzato oltre gli 80 dollari al barile, con la prospettiva di accrescere sia le esportazioni che gli incassi. Stesso discorso per il gas, il cui export verso la Cina via pipeline era già aumentato, insieme al GNL, cresciuto complessivamente del 5,8% tra gennaio e febbraio del 2026.

Le conseguenze sui prezzi in Ticino della guerra all'Iran
Il Quotidiano 02.03.2026, 19:00
Riapertura di Nordstream?
Per Mosca insomma le condizioni stanno migliorando, offrendo la possibilità di maggiori quantità esportate a prezzi maggiorati. L’economia russa, trainata ancora una volta dal settore degli idrocarburi, potrebbe quindi trarre benefici e limitare il deficit causato dall’aumento delle spese militari, andate oltre il 5% del PIL nel 2025 a 137 miliardi di dollari. Accanto al conflitto in Medio Oriente, un altro fattore di insicurezza è quello degli attacchi ucraini su obbiettivi energetici sia in Russia, oleodotti, gasdotti e raffinerie, che altrove, come quelli alle navi cisterna della flotta ombra di Mosca, che trasportano petrolio e GNL su tutte le rotte, ultimo caso quello della Artic Metagaz, colpita da un drone marittimo ucraino al largo di Malta un paio di giorni fa. Paradossalmente anche il sabotaggio del gasdotto Nord Stream per opera di un commando di Kiev nel 2022 si sta rivelando una sorta di boomerang e in Germania non mancano le voci di chi ne richiede la riapertura, a guerra finita. I rumors in questo senso anche su collaborazioni tra Russia e Stati Uniti si rincorrono dall’arrivo di Trump alla Casa Bianca. Dopo lo shock energetico in Europa all’inizio del conflitto nell’ex repubblica sovietica, quello in Medio Oriente sta avviando ora un’ulteriore aggiustamento, anche se restano da vedere gli effetti duraturi.
Problemi per Kiev
In ogni caso per la Russia lo spostamento delle priorità statunitensi lontano dall’Ucraina e dall’Europa significa indirettamente maggior spazio di manovra verso Kiev: le trattative di pace dirette proseguono a singhiozzo e il nuovo conflitto rischia anche di sottrarre risorse, politiche e militari, a Volodymr Zelensky, stretto tra la morsa di Putin e Trump e rimasto solo con l’appoggio dei leader volenterosi europei che adesso hanno altre priorità da gestire. La guerra in Iran avvicina inoltre ancor di più Mosca a Pechino, accentuando la spaccatura con l’Occidente, che a sua volta non sembra trovare reazioni univoche: le differenti visioni all’interno dei paesi dell’Unione Europea sul Medio Oriente si sovrappongono così a quelle sul conflitto ucraino, indebolendo la già precaria alleanza continentale per Kiev. Al tavolo dei negoziati in corso si rafforza dunque la posizione russa e si indebolisce quella ucraina, con un altro elemento nella guerra di logoramento tra i due Paesi che fa il gioco di Putin e non quello di Zelensky.










