In Andalusia, tradizionale feudo socialista con il tasso più alto di disoccupazione in Spagna (una persona su tre non ha un lavoro), 6,5 milioni di cittadini sono chiamati oggi (domenica) alle urne. La scelta degli elettori sarà tra la vecchia e la nuova politica, con il movimento di sinistra degli indignados, Podemos, e con gli esponenti di centro-destra di Ciudadanos, esordienti sulla scena nazionale, che si battono contro la casta e gli scandali legati alla corruzione che vengono da loro attribuiti ai socialisti del PSOE e al Partito Popular attualmente al potere a Madrid.
I sondaggi anticipano un verdetto quasi certo: nessuno dei partiti principale, il PSOE o il PP, alternatisi in una sorta di bipartitismo al governo del paese dal 1982, otterrà una maggioranza. I socialisti mirano al mantenimento dell’egemonia, che dura da 32 anni, nella regione. Il PP, fortemente penalizzato dal voto di protesta per l’austerità, rischia invece di dover cedere il passo al Podemos, che supererebbe i 20 seggi al suo esordio. Non sarebbe il primo exploit della nuova formazione che sta sconquassando lo scenario politico; gli indignados erano infatti già riusciti ad ottenere 1,2 milioni di voti e 5 eurodeputati alle ultime elezioni europee. Il partito Ciudadanos, nato in Catalogna, è dal canto suo deciso ad affermarsi in chiave riformista e anti-corruzione sull’intero territorio nazionale.
ATS/CaL
RG 18.30 del 21.03.15: l'intervista di Anna Valenti a Lluis Orriols, politologo e docente all'università Carlo Terzo di Madrid
RSI Info 21.03.2015, 18:21
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