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Berlinale, Orso d’oro a Çatak con Yellow Letters

Il Gran Premio della Giuria (e Orso d’argento) a Salvation, di Emin Alper - Terzo è Queen at Sea di Lance Hammer

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 İlker Çatak, regista berlinese di origine turca
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Cinema, si chiude la Berlinale

Telegiornale 21.02.2026, 20:00

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Di: Alessandro Bertoglio 

Un giudizio difficile, a detta della giuria, quello che ha segnato questa 76esima edizione della Berlinale, con i tre film che meritavano tutti e tre il premio, ma per necessità bisognava stilare una classifica. E così il premio principale è andato a Yellow Letters di İlker Çatak, regista berlinese di origine turca, già candidato all’Oscar 2024 per il miglior film internazionale Das Lehrerzimmer. Yellow Letters racconta lo scontro civile che pervade l’Europa tra la cultura sociale, civile e politica. Protagonisti una coppia di Ankara, attrice lei, regista lui, a cui per il rifiuto di un selfie con il ministro, viene fatta terra bruciata. Ingaggi sospesi, sfratto, vita da ricostruire.

Il Gran Premio della Giuria (e Orso d’argento) è andato a Salvation, del regista turco Emin Alper, solido e impegnato a raccontare una faida tra villaggi confinanti in un remoto villaggio sulle montagne turche, sospeso tra orgoglio, superstizione, fede e fanatismo. Premio dedicato a tutte le popolazioni del Medio Oriente in guerra o sull’orlo di un conflitto.

Sul terzo gradino del podio, parlando in termini di medaglie, è Queen at Sea di Lance Hammer, storia che coinvolge tre generazioni, magistralmente interpretata da Juliette Binoche, figlia alle prese con la demenza incipiente della madre, che ancora continua a cercare le attenzioni sessuali del marito. E proprio la coppia formata da Anna Calder-Marshall e Tom Courtenay ha ottenuto anche l’orso d’argento per la migliore interpretazione di supporto (i non protagonisti si diceva una volta).

Gli altri premi

La miglior regia è quella di Grant Gee per il film Everybody Digs Bill Evans, che racconta un segmento della vita del grande pianista jazz, alle prese con la perdita del suo bassista Scott LaFaro in un incidente automobilistico e con la sua dipendenza dalle droghe. Un film pieno di parole e, nonostante il tema, con pochissima musica.

Meritatissimo, sebbene il film non sia convincente, il premio per la miglior interpretazione assegnato a Sandra Hüller per Rose: Hüller è una delle attrici tedesche più carismatiche e importanti, che replica il premio vinto 20 anni fa a Berlino con Requiem, ma che tutti ricordiamo per la sua interpretazione in Anatomia di una caduta.

A Nina Roza di Geneviève Dulude-de Celles il premio per la sceneggiatura; quello per il contributo artistico al film Yo (Love is a Rebellious Bird) di Anna Fitch e Banker White.

La sezione Perspectives

La sezione Perspectives, dedicata ai film d’esordio, è stata vinta dal forte e convincente Chronicles From the Siege, di Abdallah Alkhatib, storia di un gruppo di persone comuni costrette a confrontarsi con scelte impossibili nel tentativo di sopravvivere in una zona di guerra. Durissimo il suo discorso di ringraziamento nei confronti di chi nega o non sottolinea a sufficienza la situazione palestinese, governo tedesco incluso.

La Svizzera resta ai margini

Detto e ripetuto che la Svizzera, nonostante 8 titoli fra produzioni e coproduzioni, è rimasta nell’ombra. Con la sola eccezione di Tristan Forever, docufiction di Tobias Nölle e Loran Bonnardot, che ha saputo conquistare il pubblico: un buon viatico per poterlo presto vedere anche sui nostri schermi.

Un’edizione controversa

Alla fine, che Berlinale è stata? Si potrebbe dire fredda come il clima che l’ha accompagnata, sempre sotto lo zero. Pochi, pochissimi film del concorso che sono riusciti a scaldare pubblico e critica. La scelta di puntare su un cinema non di cassetta ma fatto di storie, non convince fino in fondo, specie se queste storie non vengono raccontate sempre al meglio.

Riguardo alle star… alcune, presenti nel cast di alcuni film (da Juliette Binoche a Callum Turner, da Pamela Anderson ad Amy Adams alla sempre bravissima Sandra Hüller o Channing Tatum) hanno sfidato pioggia e neve sul tappeto rosso, così come altri divi che hanno accompagnato i loro film fuori concorso (Amanda Seyfried, John Turturro, Ethan Hawke, Sam Rockwell, Gore Verbinski, fino a Tom Morello, chitarra dei Rage Against The Machine, ma ora anche regista).

Le parole di Wim Wenders

Un po’ per rispondere alle polemiche, Wim Wenders ha preso la parola prima dei verdetti, ricordando quale fosse la lingua comune della Berlinale, “quella del cinema e che anche il linguaggio della politica è sempre stato presente, poiché Berlino è sempre stata, e continua ad essere, un luogo estremamente politicizzato. E poiché viviamo nel XXI secolo, esiste il linguaggio di Internet, un linguaggio digitale veloce e rapido diffuso in tutto il mondo. Ultimamente, assistiamo a una disputa su quale lingua debba avere la supremazia interpretativa in questo festival. Dobbiamo parlare di quella discrepanza artificiale che si verifica qui a Berlino. Gli attivisti stanno combattendo principalmente su Internet per cause umanitarie, ovvero la dignità e la protezione della vita umana. Queste sono le nostre cause, come dimostrano chiaramente anche i film della Berlinale”.

Un festival tra cinema e politica

Ma al di là delle polemiche che hanno accompagnato tutti i dieci giorni, tra cinema e politica, Gaza e Ucraina, è stato essenzialmente un festival strapieno di proiezioni, circa 25 al giorno, con il solito rituale dell’acquisto dei biglietti per il pubblico che costringe a lunghe sessioni online, senza certezze di conquistare il tagliando d’ingresso. Come sempre, saranno però (e per fortuna) i film, premiati o meno, con il loro percorso in altre rassegne e soprattutto -si spera- in sala, a fare la vera tara a questa edizione.

I PREMI PRINCIPALI

Orso d’oro al Miglior Film: Gelbe Briefe (Yellow Letters) di İlker Çatak

Orso d’argento, Premio Speciale della Giuria: Kurtuluş (Salvation) di Emin Alper

Orso d’argento, Premio della Giuria: Queen at Sea di Lance Hammer

Orso d’argento per la Miglior Regia a Grant Gee per il film Everybody Digs Bill Evans

Orso d’argento alla miglior interpretazione a Sandra Hüller per il film Rose di Markus Schleinzer

Orso d’argento per l’interprete non protagonista ad Anna Calder-Marshall e Tom Courtenay per il film Queen at Sea di Lance Hammer

Orso d’argento per la miglior sceneggiatura al film Nina Roza di Geneviève Dulude-de Celles

Orso d’argento per il contributo artistico al film Yo (Love is a Rebellious Bird) di Anna Fitch e Banker White

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