Luoghi di reinsediamento (oltre 30'000 posti sono stati garantiti da vari Paesi entro la fine del prossimo anno), miliardi di dollari, sette per la precisione, promessi (dei quali 4,7 provenienti dalla Banca mondiale). Il settore privato ha assicurato circa 15'000 posti di lavoro per i rifugiati. Non sono mancate le polemiche.
Mercoledì sera si è così concluso il primo Forum sui rifugiati organizzato dall’ONU a Ginevra, che comunque ha registrato “elementi di successo” ma anche spaccature sottolineate soprattutto dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan che ha puntato il dito sui Paesi più ricchi e sulla loro scarsa propensione all’accoglienza e che si dimostrano avari anche nel sostegno economico a quegli Stati più in difficoltà che accolgono un gran numero di rifugiati.
Con questo evento, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati intendeva dare nuovo slancio alla condivisione delle responsabilità e la presa a carico di 71 milioni di migranti, 26 dei quali rifugiati. “Il sostegno pubblico all’asilo, ha affermato l’Alto commissario ONU Filippo Grandi, si è indebolito in questi ultimi anni e in molti casi, le comunità che accolgono i rifugiati (l’80% si trova in Paesi poveri o in via di sviluppo) si sentono sommerse dagli arrivi e dimenticate dalle istituzioni. Durante il Forum abbiamo potuto imprimere un chiaro impulso alle visioni a lungo termine sulla questione”.
ATS/Swing





