Quattro presunti complici dell'attentatore di Copenhagen, che il 14 febbraio 2015 aveva ucciso due persone e ferito cinque agenti in due attacchi distinti, prima di essere abbattuto dalla polizia, sono sotto processo da oggi (giovedì) in un tribunale della capitale danese, protetto da severe misure di sicurezza.
Il quartetto è perseguito solo per il secondo degli attacchi, con una sinagoga quale bersaglio. Dopo il primo il 22enne Omar el Hussein, un danese di origine palestinese, aveva cercato il loro aiuto sapendo di essere stato identificato. Due di loro si sarebbero in particolare sbarazzati dell'arma appena utilizzata per uccidere un 55enne cineasta, a una conferenza sulla libertà di espressione. Tutti si dicono innocenti, ma rischiano l'ergastolo per aver cercato di "destabilizzare o distruggere i fondamenti politici, costituzionali, economici e sociali del paese", come ha detto il procuratore Bo Bjerregard in apertura di dibattimento.
Nel paese l'allarme terrorismo resta alto: è di pochi giorni fa la notizia dell'arresto di un 24enne e di una 16enne che progettavano attentati contro due scuole, una delle quali ebraica.
pon/AFP




