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Cuba guarda all’energia solare

Soluzioni energetiche tra embargo, blackout e investimenti cinesi

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Cuba: novità nell'approvvigionamento energetico

Telegiornale 11.05.2026, 12:30

Di: Laura Daverio 

Gli Stati Uniti hanno isolato Cuba bloccando ogni fornitura di carburante dall’esterno, paralizzando gran parte delle attività economiche. Tuttavia, la crisi energetica non è iniziata adesso. I blackout fanno parte della realtà cubana da anni, anche se oggi hanno raggiunto livelli molto più gravi: avvengono quotidianamente e spesso durano per la maggior parte della giornata. Anche prima dell’attuale peggioramento, la benzina era razionata e per riuscire a fare rifornimento si restava in fila per ore. Il mercato nero vendeva carburante a prezzi proibitivi, le limitate risorse disponibili venivano destinate al turismo, essenziale per l’economia del paese.

Cuba produce meno della metà del petrolio necessario al proprio fabbisogno energetico e da tempo è alla ricerca di alternative. In questo contesto ha trovato un partner nella Cina, che negli ultimi anni ha ampliato la propria presenza in America Latina investendo soprattutto nello sviluppo delle energie rinnovabili. Leader mondiale nel settore fotovoltaico, nel 2019 la Cina ha inviato pannelli solari per un valore di 16,6 milioni di dollari, nel 2024 la cifra è salita a 48 milioni, mentre nel 2025 ha raggiunto i 117 milioni di dollari.

Alla crescita delle energie rinnovabili si affianca anche l’aumento dei veicoli elettrici sull’isola. Tra il 2020 e il 2022 Cuba aveva già prodotto circa 23’000 mezzi elettrici. Anche in questo settore il ruolo della Cina è stato decisivo con la joint-venture Vedca, che assembla a Cuba componenti importati dalla Cina per la produzione di veicoli destinati all’uso quotidiano.

L’espansione dell’energia solare, però, incontra importanti difficoltà tecniche. Il problema principale riguarda le batterie necessarie per conservare l’energia prodotta dai pannelli, che rappresentano anche la componente più costosa dell’intero sistema. Attualmente i pannelli riescono a generare elettricità durante le ore di sole, ma manca ancora una capacità sufficiente di accumulo energetico.

Cuba sta importando dalla Cina anche sistemi di batterie e tecnologie di accumulo. Tuttavia servirà tempo prima che il paese riesca a costruire una rete energetica efficiente, che riesca a ridurre i blackout e la dipendenza dal carburante importato.

I pannelli solari sono comparsi anche all’esterno di alcune abitazioni, ma restano un’opzione accessibile a pochi. Il costo di un impianto supera il costo proibitivo di 3’000 dollari. Recentemente è stata inaugurata una prima stazione di distribuzione gratuita di elettricità a Santa Clara, città di circa 250’000 abitanti nel nord-ovest del paese. Qui i cittadini possono ricaricare veicoli elettrici, collegare utensili da cucina per preparare i pasti o caricare il cellulare. Oggi è più una dimostrazione dell’impatto che potrebbe avere se si riuscisse a riprodurla su larga scala. Oggi, infatti, quando l’elettricità torna, anche nel pieno della notte, bisogna approfittarne immediatamente per cucinare, ricaricare dispositivi o svolgere tutte quelle attività impossibili durante i blackout.

A fine anno scorso Cuba ha raggiunto circa il 9% della produzione energetica nazionale attraverso fonti rinnovabili, e punta a raggiungere il 24% entro il 2030. La Cina ha già finanziato 30 parchi solari sull’isola e prevede di aggiungerne altri 92 entro il 2028.

Obiettivi che oggi appaiono difficili da immaginare, mentre il paese vive giorno per giorno tra enormi difficoltà e sotto la continua pressione degli Stati Uniti, che non escludono ulteriori azioni, anche militari, contro L’Avana. Le negoziazioni non hanno portato a risultati concreti e il blocco del carburante continua. Così, tra un blackout e l’altro, la vita sull’isola è costretta ad adattarsi alla mancanza anche dei servizi più basilari. Tornano gli animali sulle strade a trainare i veicoli, si cucina con carbone e legna e, quando il cibo non basta, i pasti vengono ridotti o eliminati. Ancora una volta, a Cuba l’orologio sembra girare all’indietro verso epoche remote.   

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