Mercoledì mattina la premier danese Mette Frederiksen ha presentato le dimissioni del suo governo al re Federico X, dopo che la sua coalizione tripartita ha subito una pesante sconfitta alle elezioni generali, secondo quanto reso noto dal Palazzo reale di Copenhagen in un comunicato.
I partiti si apprestano così ad avviare negoziati che potrebbero rivelarsi difficili e lunghi per stabilire se il prossimo governo sarà formato dalla Frederiksen o da un altro leader di partito.
Il Partito Socialdemocratico della Frederiksen ha registrato martedì il peggior risultato elettorale dal 1903, conquistando solo 38 seggi nel Parlamento da 179 seggi – in calo rispetto ai 50 di quattro anni fa – a causa delle preoccupazioni degli elettori riguardo all’immigrazione, alla crisi del costo della vita e al welfare.
Secondo gli analisti, tali questioni di politica interna hanno oscurato il sostegno alla posizione di sfida di Frederiksen nei confronti delle ripetute ambizioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di acquisire la Groenlandia, territorio semi-autonomo della Danimarca.
I socialdemocratici rimangono comunque il partito più grande della Danimarca, con il 21,9% dei consensi, il che significa che la Frederiksen è ampiamente vista come una forte candidata a tornare per un terzo mandato come primo ministro, sebbene a seguito di difficili e lunghi negoziati di coalizione.
Il blocco di sinistra di cui fanno parte i socialdemocratici ha ottenuto 84 seggi in Parlamento, contro i 77 dei partiti di destra, con entrambe le parti che non hanno raggiunto i 90 seggi necessari per la maggioranza. I due fronti si trovano così dipendenti dai 14 seggi conquistati dal Partito Moderato, non allineato, del ministro degli Esteri Lars Lokke Rasmussen, un gruppo centrista che potrebbe emergere come ago della bilancia nei negoziati di coalizione.

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Notiziario 25.03.2026, 06:00
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