L’Ucraina ha comunicato al gruppo petrolifero ungherese MOL che le consegne di greggio russo riprenderanno attraverso l’oleodotto Druzhba già quest’oggi, mercoledì. Ed è così stato dato il via libera al prestito europeo da 90 miliardi di euro per Kiev, che era stato bloccato dal veto dell’Ungheria. Il Coreper - il Comitato dei rappresentanti permanenti presso l’UE - ha infatti approvato l’ultima tessera legislativa mancante per procedere col prestito, come reso noto dalla presidenza di turno cipriota.
L’oleodotto è diventato una delle infrastrutture più cariche politicamente in Europa da quando un attacco - secondo Kiev opera di un drone russo - ha danneggiato l’oleodotto nell’Ucraina occidentale e ha interrotto le consegne di petrolio russo all’Ungheria e alla Slovacchia.
Il primo ministro ungherese uscente Viktor Orban, che è stato sconfitto alle elezioni del 12 aprile, e il governo slovacco avevano accusato l’Ucraina di ritardare le riparazioni, accusa che Kiev ha respinto. Il presidente Volodymyr Zelensky ha affermato nei giorni scorsi che i lavori sono stati completati e che “le condizioni di forza maggiore in vigore dal 27 gennaio 2026 sono cessate alle 18 del 21 aprile 2026”, ha scritto MOL in un comunicato.
Il vincitore delle elezioni ungheresi Peter Magyar ha esortato lunedì Zelensky a riaprire l’oleodotto danneggiato non appena sarà funzionante, e la Russia a riprendere le spedizioni. Con la prospettiva che il petrolio torni a fluire, gli ambasciatori dei paesi dell’UE a Bruxelles riapriranno le discussioni sull’approvazione finale del prestito UE che Budapest aveva bloccato in attesa della ripresa delle esportazioni di petrolio. L’Ungheria in quanto Stato membro dell’UE ha il potere di bloccare il prestito UE anche se non vi contribuisce. Il prestito coprirà due terzi del fabbisogno finanziario dell’Ucraina nel 2026 e nel 2027.
Stop al petrolio kazako per la Germania
La filiale tedesca del gruppo petrolifero Rosneft ha intanto notificato alla Germania che dal 1° maggio attraverso il medesimo oleodotto Druzhba - ma il braccio settentrionale e non quello meridionale che rifornisce Budapest e Bratislava - non transiterà più petrolio kazako destinato alla raffineria tedesca di Schwedt, importante nell’approvvigionamento dei Länder orientali. A Schwedt, fino all’inizio della guerra in Ucraina, arrivava petrolio russo. Per effetto dell’embargo europeo deciso a causa del conflitto, l’impianto aveva dovuto rivolgersi ad altri fornitori: il Kazakhstan per l’appunto, ma anche altri attraverso i porti di Rostock (nel nord della Germania) e Danzica (in Polonia). Stando al Governo di Berlino, la sicurezza dell’approvvigionamento tedesco non è rimessa in questione dalla decisione, ma le perdite non vengono quantificate.









