Per ricostruire la Striscia di Gaza saranno necessari oltre 71 miliardi di dollari. La cifra emerge dalla Valutazione rapida finale dei danni e dei bisogni a Gaza, pubblicata congiuntamente dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, dall’Unione europea e dalla Banca mondiale. Secondo il rapporto, nei primi 18 mesi serviranno 26,3 miliardi di dollari — quasi il 40% del totale — per ripristinare i servizi essenziali, ricostruire le infrastrutture chiave e sostenere la ripresa economica.

La valutazione stima che - dopo oltre due anni di conflitto - i danni diretti alle infrastrutture fisiche nella Striscia ammontino a circa 35,2 miliardi di dollari
Un territorio devastato e i primi passi verso la ricostruzione
Oltre il 60% della popolazione ha perso la propria casa. Le unità abitative distrutte ammontano a 372’000: per dare un ordine di grandezza, si tratta di un numero tre volte superiore a tutti gli edifici abitativi del Canton Ticino. A questo si aggiungono altri due dati rilevanti: oltre la metà degli ospedali è fuori servizio e quasi tutte le scuole risultano distrutte o danneggiate. La valutazione stabilisce una tabella di marcia, indicando quali sono i settori prioritari da ripristinare, i tempi e i costi di ricostruzione, con lo scopo di permettere all’economia della Striscia di tornare a circolare.
Le fasce più esposte all’impatto delle incursioni a Gaza
Secondo il rapporto, le incursioni hanno provocato un forte aumento delle disabilità nella Striscia di Gaza. A settembre 2025, almeno 42’000 persone convivevano con lesioni permanenti causate dalle operazioni militari — tra amputazioni, lesioni spinali e neurologiche, disabilità sensoriali e gravi disturbi psicosociali — che richiedono una riabilitazione di lungo periodo. Circa un quarto delle persone colpite sono bambini.
L’impatto è stato sproporzionato anche su donne e ragazze, aggravando disuguaglianze già esistenti. Lo sfollamento e il collasso dei servizi hanno aumentato il lavoro di cura a loro carico e 318’000 ragazze sono rimaste fuori dalla scuola per due anni, con maggiori rischi di matrimoni precoci ed esclusione economica.
Chi avrà in mano la ricostruzione?
Resta però aperta una domanda centrale: chi ricostruirà realmente Gaza? L’interrogativo nasce dopo che alcuni rappresentanti del Board of Peace – il Consiglio per la pace fondato dal presidente statunitense Donald Trump – hanno preso contatto con DP World, multinazionale con sede negli Emirati Arabi Uniti, per discutere di logistica, ricostruzione, costruzione di porti e zone di libero scambio. Questi contatti richiamano quanto annunciato in passato da Donald Trump, secondo cui una parte consistente dei servizi e delle infrastrutture di Gaza sarebbe affidata a società private come ad esempio quella controllata dal governo di Dubai. Secondo fonti anonime vicine al Board of Peace, anche altre aziende con sede negli Stati Uniti e in Medio Oriente sarebbero state contattate per l’assegnazione di singoli settori.










