L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha rivalutato da “elevata” a “molto elevata” la minaccia rappresentata dall’epidemia di Ebola nella Repubblica democratica del Congo (RDC). La decisione è stata annunciata venerdì a Ginevra dal direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, mentre nella regione di Bunia, nell’Ituri, resta estremamente difficile ricostruire la catena dei contagi a causa della situazione della sicurezza.
Secondo l’OMS, solo l’11% dei contatti dei casi di Ebola è stato finora tracciato nella regione. “Siamo ancora a livelli molto bassi” nel tracciamento, ha riconosciuto Anne Ancia, responsabile dell’OMS nella RDC, intervenendo dalla zona colpita. Una criticità aggravata dall’incendio che giovedì ha interessato un ospedale di Rwampara, uno dei centri di cura previsti nel dispositivo sanitario locale. L’episodio, ha spiegato Ancia, rischia di ostacolare la risposta già predisposta. Le autorità sanitarie sperano di poter avviare le operazioni a Rwampara già sabato. Nel frattempo Medici Senza Frontiere Svizzera collabora con l’OMS per allestire un altro centro di cura nella regione. Sono previsti anche interventi per rafforzare il sostegno ai laboratori nel Paese.
La situazione appare invece più sotto controllo nel Nord Kivu e nel Sud Kivu, dove il tracciamento dei contatti è giudicato molto soddisfacente. Ma il quadro generale resta preoccupante: secondo gli ultimi dati riferiti da Tedros, nella RDC si contano quasi 750 casi sospetti, 177 decessi sospettati di essere legati al virus e 82 infezioni confermate. “Sappiamo che l’epidemia nella Repubblica democratica del Congo è molto più ampia”, ha dichiarato il direttore generale dell’OMS. Per l’organizzazione, il rischio resta “elevato” a livello regionale e “basso” su scala mondiale. Tuttavia, secondo Abdirahman Mahamud, responsabile dell’OMS, il potenziale di una diffusione ulteriore e molto rapida è “molto importante”.
In Uganda, dove sono stati confermati due casi e un decesso, la situazione è descritta invece come stabile. Il dispositivo di risposta avviato “sembra essere stato efficace”, ha indicato Tedros Adhanom Ghebreyesus. Oltre ai casi africani, un cittadino americano, che non si trova più nella regione, è risultato positivo al virus, mentre un altro contatto ad alto rischio è stato trasferito nella Repubblica Ceca. La Federazione internazionale delle società nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa ritiene che l’epidemia possa ancora essere contenuta, ma avverte che i prossimi giorni saranno decisivi. Sul fronte medico, sono stati individuati possibili trattamenti, tra cui anticorpi monoclonali. Prima del loro impiego saranno però necessari test clinici, l’approvazione dei protocolli e il dispiegamento del dispositivo sanitario. Per eventuali vaccini, ha precisato la capo scienziata dell’OMS Sylvie Briand, bisognerà attendere ancora diversi mesi.
Primo caso sospetto di virus in Kenya
Un primo caso sospetto di virus ebola è stato registrato anche in Kenya, nella città di Eldoret, a nord del Paese. Si tratta di un cittadino keniano ventinovenne, di professione camionista, giunto il 19 maggio scorso dalla Repubblica Democratica del Congo transitando per l’aeroporto internazionale Jomo Kenyatta di Nairobi e soggiornando una notte nella capitale.
L’uomo si è presentato al St. Luke’s Hospital della cittadina di Kapsoya, dove i medici hanno immediatamente riscontrato in lui la possibile presenza del virus, isolandolo. I funzionari sanitari hanno inoltre dichiarato che il paziente avrebbe sviluppato i sintomi della malattia riconducibile al virus il 13 maggio mentre si trovava ancora nella città congolese di Lubumbashi, dove era stato ricoverato e curato per condizioni tra cui sepsi e febbre alta, come riporta Capital News.

Ebola, fra rabbia e paura
Telegiornale 22.05.2026, 12:30







