La Commissione Europea, lo scorso febbraio, ha pubblicamente bacchettato i giganti del web, per non aver ancora agito - con la necessaria determinazione - contro il fenomeno delle fake news. Non solo Google e Facebook, ma anche Twitter: tutti in ritardo sul codice di condotta, volontariamente sottoscritto in autunno, con il quale si impegnavano a combattere la disinformazione online e la pubblicità ingannevole.
Anche così si spiega l’acquisizione da parte di Twitter di Fabula AI, la startup nata nell’alveo dell’Università Svizzera Italiana. Grazie alla sua capacità di analizzare i modelli di condivisione, la società fondata dal professor Michael Bronstein, è in grado di intercettare gli argomenti da monitorare, e sui quali eventualmente intervenire, per evitare la diffusione delle bufale in rete.
Un’applicazione innovativa del deep learning, che si pone un obiettivo piuttosto ambizioso: migliorare la salute della conversazione, con l’espansione delle applicazioni per fermare lo spam e gli abusi.




