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“Se l’accordo è questo, sarebbe un segnale di forte debolezza per Trump”

L’esperto di geopolitica Nicola Pedde evidenzia le molte incognite sul tavolo che “complicano enormemente” la possibilità che il memorandum di pace possa essere firmato in settimana

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L'incognita più pesante è quella di come si muoverà la forza militare israeliana nel sud del Libano

L'incognita più pesante è quella di come si muoverà la forza militare israeliana nel sud del Libano

  • Keystone
Di: Radiogiornale-Gino Ceschina / Spi 

Il crollo del prezzo del petrolio dà credito alla raggiunta intesa, preliminare, tra Stati Uniti e Iran per far cessare le armi in Medio Oriente. Vendono come un successo l’accordo, che dovrebbe essere firmato venerdì in Svizzera, anche i due Paesi belligeranti: Donald Trump afferma di essere stato l’unico presidente americano ad aver portato a casa un simile risultato, mentre Teheran rimarca di aver costretto Washington alla resa.

In definitiva chi ha “vinto”? La RSI lo ha chiesto all’esperto di geopolitica Nicola Pedde: “Dobbiamo aspettare di leggere il documento finale per capire se siano stati inseriti i benefici economici che l’Iran ha posto come condizione essenziale per firmare questo memorandum che poi preparerà alle fasi negoziali successive”, è la premessa del direttore dell’Institute of Global Studies di Roma

“Se questi incentivi sono presenti, come sembrerebbe, con qualche forma di gradualità, questo conferirebbe all’Iran sicuramente un enorme capitale politico”, afferma Pedde. “Un capitale da spendere per dimostrare che la resilienza non militare, ma soprattutto di gestione di questo conflitto, ha portato i frutti che la Repubblica islamica riteneva poter conseguire con con questa guerra”.

Uno scenario di questo tipo, secondo l’analista, “sarebbe per l’Amministrazione Trump un segnale di forte debolezza. Dobbiamo ancora conoscere gli elementi del contratto, ma se dovesse essere impostato in questi termini sicuramente sarà oggetto di una valutazione probabilmente molto critica all’interno della politica americana”.

La firma, come detto ancora non c’è, ma soprattutto in cinque giorni possono accadere molte cose, in particolare sulla disponibilità del governo israeliano a sospendere gli attacchi in Libano.

L’incognita israeliana è sicuramente una delle principali anche per Nicola Pedde. “È indubbio che il bombardamento di domenica a Beirut sia stato pianificato e portato a termine nel tentativo di ostacolare all’ultimo momento la firma di questo accordo. Peraltro questo, secondo molte fonti di stampa iraniana, avrebbe concesso un ulteriore vantaggio a Teheran, che nelle ultime ore avrebbe alzato ulteriormente l’asticella delle richieste formulate agli Stati Uniti, ottenendo concessioni aggiuntive”.

Infine, conclude l’esperto, “un’altra incognita è quella di capire se ci saranno margini, in questi pochi giorni, per una ulteriore revisione. E questo chiaramente complica enormemente la possibilità di arrivare a firmare il memorandum”.

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