Il memorandum firmato in anticipo tra Stati Uniti e Iran viene definito da Donald Trump una vittoria personale. Ma è davvero così? Per gli esperti interpellati dalla RSI non è così.
“Per certi aspetti è una sconfitta”, afferma al Radiogiornale Mario Del Pero, americanista professore di Scienze politiche a Parigi. “Gli Stati Uniti hanno dimostrato di non riuscire a fare uso della massiccia superiorità militare: non sono riusciti a piegare l’Iran e non sono riusciti a garantire la protezione e la difesa dei propri alleati nel Golfo, come gli Emirati, che sono stati colpiti sistematicamente dall’Iran”.
Anche il professor Gianluca Pastori non vede una particolare vittoria di Washington. “È difficile in questo momento dire chi ci guadagna veramente”, dice al Telegiornale. “Al momento forse quello che porta a casa di più è l’Iran”. Il Paese, infatti, non ha dovuto fare particolari concessioni sulla questione del nucleare: “C’è un impegno a non dotarsi di arma nucleare, ma è già stato assunto nell’accordo del 2015”, ricorda l’esperto. L’Iran ha inoltre “ottenuto la possibilità di negoziare lo status futuro dello Stretto di Hormuz, che sarà uno degli oggetti dei prossimi negoziati”. Come pure “lo sblocco delle esportazioni petrolifere e l’impegno da parte degli Stati Uniti di allentare le sanzioni”.
Un accordo che non è un accordo
In cambio Washington ha ottenuto “abbastanza poco”, ovvero l’opportunità di “negoziare gli assetti futuri nei prossimi giorni”. Trump ha già però messo le mani avanti, dicendo che 60 giorni per negoziare la seconda fase della pace potrebbero non essere sufficienti. Il memorandum, quindi non è un vero e proprio accordo, indica il professor Del Pero. Un effetto per Trump però c’è e riguarda l’apertura di Hormuz. Con la chiusura dello Stretto l’inflazione negli Stati Uniti era quasi raddoppiata negli ultimi mesi, una cattivissima pubblicità politica per il presidente. “Forse l’obiettivo fondamentale per Trump era incidere in tal senso”.
Tra gli obiettivi di Trump c’era quello del cambio di regime in Iran, ma il presidente statunitense sembra aver fatto marcia indietro, indicando che non avevano questa intenzione, indica Pastori. “Molto probabilmente era una delle possibili intenzioni, ma in questo momento è diventato opportuno ridimensionarne la portata”.
Gli USA aiuteranno l’Iran a ripartire? “Non direttamente”
Tra le concessioni fatte dagli Stati Uniti ce n’è una che riguarda l’impegno nel partecipare alla ricostruzione dell’economia iraniana. Ma fino a che punto è credibile? Per Mario Del Pero una partecipazione diretta è improbabile ma è possibile che “gli Stati Uniti accettino un graduale scongelamento dei beni iraniani all’estero, che sono ingenti. Parliamo di diverse decine di miliardi di dollari. Soldi di cui l’Iran ha assolutamente bisogno”. E non è da escludersi che per Trump, “la ricostruzione dell’Iran offra delle possibilità economiche, di investimento e di profitto”, in particolare per quanto riguarda le risorse petrolifere che costituiscono un mercato permeabile a investimenti stranieri.

Radiogiornale delle 12.30 del 18.06.2026 - Firma del memorandum, l’analisi di Mario Del Pero
RSI Info 18.06.2026, 15:12
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