Silvio Berlusconi è decaduto, espulso, cacciato, perché incompatibile con le istituzioni, perché indegno di sedere in parlamento. Lui che si considerava il più grande statista degli ultimi 150 anni, non potrà nemmeno più sedere in un consiglio comunale. Un epilogo più triste non lo si poteva immaginare. Sempre che di epilogo si tratti.
Silvio Berlusconi non sembra rassegnarsi e guarda al futuro, alle prossime elezioni, nelle quali è convinto di potersi ritagliare, nonostante tutto, un ruolo da protagonista. Nel frattempo abbandona le larghe intese - che tanto larghe ormai non sono più - spostando così il peso del governo tutto sulle spalle del PD. Lui intanto si prepara a invadere piazze e televisioni picchiando duro contro tutti, governo, Quirinale, euro ed Europa, nell’attesa che Matteo Renzi, dopo aver vinto le primarie, butti all’aria le larghe intese. Ma quel Berlusconi che oggi guarda con ottimismo al futuro non sembra in grado di poter vincere questa ulteriore sfida.
È un Berlusconi stanco, nel fisico e nell’animo. Tradito dagli amici, rimasto solo, aggrappato ai successi del passato e senza idee per il futuro. I disperati tentativi di ribaltare la sua sentenza di condanna, di posticipare all’infinito una decadenza che tutti sapevano come ineluttabile, il tentativo di rilanciare la posta riesumando cavalli di battaglia di un passato che non tornerà e di chiamare a raccolta una volta ancora il suo popolo che non ha mai amato le piazze, tutto odora di decadenza in questo finale di partita. Berlusconi ha perso il suo seggio, ma soprattutto sembra aver perso smalto, energia e coraggio. Ed ora, proprio a causa di questa sua stanchezza fisica e morale, rischia di perdere anche il consenso popolare. Allora sarà davvero la fine.
Nicola Agostinetti
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Ascolta l'opinione del corrispondente da Roma di "Le Figaro", raccolta da Luigi Frasa
RSI Info 28.11.2013, 07:32







