Il racconto della nostra inviata

Mare, rovine romane e macerie: Tiro sotto i bombardamenti israeliani

Raid aerei a pochi metri dal patrimonio archeologico, ospedali colpiti, una città svuotata. Ma nei quartieri distrutti qualcosa ricomincia a muoversi.

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Fumo si leva da un quartiere di Tiro colpito martedì da un attacco israeliano
04:00

Reportage da Tiro, città nel mirino di Israele

SEIDISERA 12.06.2026, 18:00

  • Reuters
Di: Bettina Müller, Inviata RSI in Libano

Tiro, una delle città più antiche al mondo, porta i segni di diciannove bombardamenti aerei israeliani succedutisi nelle scorse settimane. Israele sospettava che nella città fossero presenti armi di Hezbollah e miliziani del movimento, e aveva emanato ordini di evacuazione: millecinquecento persone hanno abbandonato le proprie case, distrutte o rese invivibili dai raid.

Auto danneggiate dopo un raid aereo israeliano che ha colpito la città di Tiro
03:06

La forza militare degli Hezbollah in Libano

SEIDISERA 11.06.2026, 18:00

  • Keystone

Interi quartieri sono sventrati. Edifici squarciati e cumuli di macerie si alternano ai pochi negozi che hanno cominciato a riaprire. Colpisce il contrasto con la bellezza ancora visibile di questa città di grande interesse archeologico e turistico, affacciata su un mare bellissimo. I bombardamenti hanno centrato obiettivi a pochi metri dalla necropoli fenicia e da uno degli ippodromi romani meglio conservati al mondo. Gli alberghi e gli alloggi turistici ospitano ora gli sfollati: una donna incontrata per caso in strada vive in un monolocale per turisti perché la sua casa non è più agibile.

Colpiti anche gli ospedali

Tra gli obiettivi colpiti anche due ospedali. L’ospedale Jabal Amel, nel centro della città libanese, è stato bombardato il 1° giugno: trentacinque tra medici e infermieri sono rimasti feriti, alcuni gravemente, e nelle stesse ore il pronto soccorso doveva farsi carico di altri quarantacinque feriti del quartiere. Avvicinandosi dal retro dell’edificio si vedono ancora le finestre saltate e le parti pesantemente danneggiate. L’ingresso principale del pronto soccorso appare invece in ordine: la struttura è operativa. Il personale ha scelto di trasferirsi a vivere nell’ospedale insieme alle proprie famiglie, per ridurre i rischi degli spostamenti quotidiani. L’edificio ospita anche gli sfollati che non trovano altro alloggio.

In mezzo alla devastazione, un quadro di resistenza e solidarietà.

Qomati, al centro, durante un raduno a Beirut nel marzo 2026
05:07

Intervista a leader militare di Hezbollah

SEIDISERA 11.06.2026, 18:00

  • Keystone
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