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Gli USA contro la Corte penale Internazionale. Tarfusser: vogliono smantellarla, è una vergogna

L’ex magistrato italiano all’Aja sull’ultimo attacco dell’amministrazione Trump a un tribunale che anche la Svizzera ha contribuito a creare

  • Un'ora fa
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La Corte penale internazionale nel mirino dell'amministrazione Trump

SEIDISERA 14.07.2026, 18:00

  • Keystone
Di: SEIDISERA-Bettina Müller/MgR 

Cuno Tarfusser è un ex giudice italiano della Corte penale internazionale. L’attacco sferrato ieri, con un editoriale sul Wall Street Journal, dal segretario di Stato americano Marco Rubio alla Corte Penale Internazionale, definita tra le altre cose un tribunale “retto da burocrati non eletti che ritengono il loro potere illimitato”, lo spinge a fare delle puntualizzazioni.

“Intanto ho sempre fatto il magistrato e non il burocrate. Oltretutto sono stato eletto, perché i procuratori sono eletti dall’assemblea generale dell’ONU tra i magistrati gli Stati che hanno ratificato lo statuto della Corte. Poi non abbiamo mai pensato di avere un potere illimitato. Il potere che la corte ha è quello che gli è stato dato dagli Stati attraverso un trattato. Quindi è veramente una cosa ridicolissima”.

Come se lo spiega?

“L’unica lettura che posso dare è questa: la prossima settimana si apre a New York, alla sede dell’ONU, una sessione speciale dell’assemblea dei 125 Stati che hanno ratificato lo statuto della Corte per decidere se imporre sanzioni contro il procuratore Karim Kahn (quindi sostanzialmente toglierlo di mezzo e cercare un nuovo procuratore) oppure assolverlo dall’accusa – per me assurda, lo dico io – di molestie sessuali nei confronti di una sua collaboratrice. La colpa di Karim Khan è che lui non distingue tra crimini buoni o crimini cattivi a seconda di chi li ha commessi. Quando ha chiesto il mandato di arresto nei confronti di Putin tutti erano contenti, specie in occidente. Quando l’ha chiesto contro Netanyahu lo erano molto meno. È veramente una cosa vergognosa”.

Ma al di là di questo, qual è la legittimità della CPI? Si ha l’impressione che vengano processati e condannati solo leader di paesi poco influenti…

“È evidente, perché nel momento in cui si aprono delle indagini su persone influenti di Stati altrettanto influenti c’è una sommossa come adesso degli USA. È una Corte certamente molto giovane. Il suo destino dipende molto dalla prossima settimana. Una Corte si mantiene anche in base alla sua credibilità. Se gli stati che vi aderiscono tolgono di mezzo un procuratore perché non è gradito, oltretutto a chi nemmeno fa parte della Corte, evidentemente la credibilità ne va a risentire”.

Si parla di blocco dei visti o altre sanzioni pesanti per chi lavora alla CPI…

“Sono molto preoccupato perché credo che la Corte sia una cosa straordinaria, abbia un potenziale straordinario di garantire o ripristinare la pace, invece la si vuole smantellare. Nel momento in cui gli Stati Uniti sanzionano i suoi dipendenti e le aziende americane che lavorano con la Corte, è chiaro che ha difficoltà a sopravvivere. Basta fare i nomi di Microsoft, di Google o dei grandi protagonisti dei circuiti bancari. Se l’amministrazione sanziona queste aziende perché lavorano con la Corte, è chiaro che non collaborando più la Corte avrà grosse difficoltà”.

Lei dice che la CPI contribuisce alla pace. In che modo?

“Per la prima volta sono stati codificati cosa sono i crimini internazionali. C’era stata Norimberga e poi non c’è stato più nulla fino alla ex Jugoslavia. E poi è arrivata la CPI. La minaccia che un’entità superiore agli Stati possa intervenire a giudicare e reprimere determinati comportamenti, se opportunamente sostenuta può veramente andare ad incidere sui comportamenti di quei capi di Stato e di governo che fino ad adesso si sentiva in diritto di fare quello che volevano. Certo che se la vogliono smantellare anche questo effetto non ci sarà più”.

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