Martedì 25 avvocati elvetici hanno reso noto di aver sporto denuncia contro il consigliere federale Ignazio Cassis alla Corte penale internazionale (CPI) per complicità con Israele in crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. È necessario avviare un’indagine contro il responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), hanno dichiarato oggi gli avvocati in una conferenza stampa a Berna. Secondo loro la Svizzera viola le Convenzioni di Ginevra e non rispetta il diritto internazionale umanitario. Dopo questa denuncia come si procederà e quali potrebbero essere le reali conseguenze? SEIDISERA della RSI lo ha chiesto ad Andrea Bianchi, professore di diritto umanitario al Graduate Institute di Ginevra.
Il DFAE ribadisce che dallo scoppio della guerra a Gaza si è costantemente impegnato per un cessate il fuoco immediato e si rimette alla decisione della Corte. Quali potrebbero essere le conseguenze di questa denuncia?
“Questo passo ha una doppia valenza. Da un lato, dal punto di vista tecnico si tratta di una comunicazione sotto l’articolo 15 dello Statuto della Corte penale internazionale, che permette a chiunque, in realtà, di segnalare condotte che possano rappresentare un reato, perseguibili dalla Corte penale internazionale. E quindi questa lettera ha indicato nella persona del consigliere federale Cassis colui che, secondo il parere di chi ha redatto la lettera, è responsabile per aver in qualche modo assistito o permesso la perpetrazione dei presunti atti di genocidio da parte di Israele. Ma c’è un’altra valenza, che in realtà forse è anche la valenza preponderante, che è una valenza puramente politica e strategica, cioè attirare l’attenzione, soprattutto all’interno del Paese di cui i redattori del testo fanno parte, sulla condotta del proprio governo. Tant’è che la lettera in realtà non è un’esperienza unica, perché già in Francia e in Italia l’anno scorso si è assistito alla redazione di lettere del tutto simili contro i rappresentanti del governo, rispettivamente della Repubblica francese e della Repubblica italiana”.
Cosa è stato prospettato?
“In realtà queste comunicazioni vengono indirizzate al procuratore della Corte penale internazionale, Karim Hamad Khan, che è un avvocato inglese che da tempo, dal 2021, riveste questa carica. Il procuratore del tribunale è un organo indipendente, che può avviare azioni per conto proprio contro chiunque sia perseguibile ai sensi dello Statuto. Quindi l’ufficio del procuratore riceve queste segnalazioni e poi è a sua discrezione giudicare se ci sono elementi sufficienti per aprire un’indagine nei confronti delle persone la cui condotta è stata indicata in queste informative come rilevante per la competenza della Corte. Quindi dipende tutto dalla valutazione che l’ufficio del procuratore farà di questa e di altre segnalazioni”.
Però, lo ricordava lei, il perno della denuncia è il consigliere federale Cassis. In Svizzera però non è previsto che un singolo consigliere federale si assuma decisioni così importanti: la decisione è del Governo e allora come si combina questo con una denuncia ad personam?
“Questo non sono in grado di giudicarlo, anche perché non ho preso conoscenza del testo della lettera. Ma se effettivamente il consigliere federale Cassis è il solo destinatario delle accuse da parte dei redattori della lettera, questo non coincide con quello che è stato fatto, per esempio, in Francia e in Italia, laddove una simile comunicazione è stata fatta al procuratore della Corte penale internazionale ma mettendo il dito contro e accusando per la Francia il presidente della Repubblica, il primo ministro dell’epoca, il ministro degli Esteri e dell’Esercito, nonché addirittura i 19 membri della Commissione parlamentare dell’Assemblea nazionale per gli affari europei. E in Italia, se non vado errato, anche lì c’è stata un’accusa che è stata rivolta alla premier Giorgia Meloni, al ministro degli esteri Antonio Tajani, al ministro della difesa. Quindi direi che sono una pluralità di organi del governo o addirittura nel caso francese anche del Parlamento, che sono stati considerati potenzialmente responsabili di complicità. Apparentemente in Svizzera le responsabilità sono state attribuite solo al ministro degli esteri. Bisognerebbe domandare ai redattori della lettera perché hanno deciso di fare questo, certamente non coincide con quello che è stato fatto in altri Paesi”.







