In Ucraina sono ripresi gli scambi di artiglieria tra esercito ucraino e separatisti filo-russi. Nella notte tra martedì e mercoledì dodici paramilitari delle forze governative sono stati uccisi in un’imboscata tesa dagli insorti nella periferia di Donetsk. Secondo le Nazioni Unite, negli ultimi 15 giorni il numero dei morti è raddoppiato, portando il totale a 2'086. In città si attende l’attacco decisivo dell’esercito di Kiev che ha comunicato di apprestarsi a circondare "definitivamente" proprio Donetsk e Lugansk, le due roccaforti dei separatisti, ormai da giorni senza elettricità, acqua corrente e a corto di viveri.
I miliziani sembrano ormai essere in grande difficoltà. Dima, 21 anni, tiratore scelto del battaglione "Aplot" ha raccontato la sua versione del conflitto al corrispondente della RSI Giuseppe D’Amato in un pub di un quartiere meridionale di Donetsk.
Perché hai deciso di imbracciare le armi e difendere il Donbass?
Questa è la mia casa, al potere è arrivata gente che non doveva, il nostro presidente, che resta il legittimo capo dello stato è scappato in Russia, lo volevano ammazzare. L’America ha i suoi piani per l’Ucraina, la NATO in particolare. I fascisti sono arrivati al potere, gli omosessuali, i nazionalisti, gli ebrei.
Qual’è la tua storia personale?
Ho seguito la normale preparazione militare ucraina, quindi un mese di servizio, poi c’è stato il colpo di stato a Kiev, il Maidan, mandavano laggiù soldati senza preparazione, che non sapevano cosa fare e gli hanno tirato addosso le bottiglie Molotov.
Red.MM/Radiogiornale
RG 12.30 del 13/08/2014 L'intervista di Giuseppe D'Amato a Dima
RSI New Articles 13.08.2014, 13:33
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