“L’allarme per un attacco dell’Iran (sul territorio italiano, ndr) è infondato, quello che bisogna temere è il terrorismo. Uno strumento sicuramente nelle mani del regime”. È il parere del generale Leonardo Tricarico, intervistato da Francesca Torrani, dopo che l’Italia ha innalzato al massimo il suo livello di allerta.
“L’Italia non è in guerra e non lo sarà”. Questa è stata la premessa che il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fatto giovedì mattina, intervenendo alla Camera con il ministro della Difesa Guido Crosetto, per dire sostanzialmente tre cose: che la situazione è molto grave e il livello di allerta nel Paese è stato portato al grado più elevato; che l’Italia fornirà sostegno ai partner strategici del Golfo e a Cipro, dopo l’attacco con drone a una base britannica e, infine, che il Parlamento sarà coinvolto in tutti gli aspetti, compreso l’utilizzo delle basi militari da parte degli Stati Uniti.
Ma quali pericoli corre l’Italia da parte dell’Iran? La RSI ne ha parlato con l’ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica militare ed è attuale presidente della Fondazione ICSA, che analizza i principali fenomeni legati alla sicurezza interna ed esterna. Il terrorismo, secondo Leonardo Tricarico, “è uno strumento che fino ad ora non sembra sia stato attivato, però certamente è uno strumento verso il quale bisogna prepararsi, non oggi, ma già da ieri e l’altro ieri”.
Uno degli aspetti centrali della questione è quello delle basi italiane in uso agli Stati Uniti e i problemi che ciò può porre all’Italia: “L’utilizzo di queste basi è legato solamente all’attività della NATO, quindi tutte le iniziative che si compiono devono essere in un quadro della NATO perché questi sono gli accordi. Tutto il resto deve essere soggetto a permesso da parte del Governo italiano. Non c’è dubbio che qualunque, ripeto qualunque iniziativa statunitense dal territorio italiano, che non sia nel quadro della NATO, deve essere autorizzata dal Governo italiano”.
Secondo l’ex generale, anche il Parlamento in questo caso sarebbe interpellato: “Credo che, in momenti di così alta conflittualità politica, il Governo non esiterebbe a coinvolgere il Parlamento per una qualunque richiesta che dovesse venire da parte statunitense. In ogni base, da Aviano a Sigonella, c’è un comandante italiano che deve avere la completa visibilità su quello che fanno gli statunitensi”.
La chiusura dell’intervista è sull’aumentato rischio di attentati: “Il terrorismo ha avuto un’evoluzione nelle tattiche utilizzate. Quindi sarebbe sufficiente diciamo una chiamata alle armi di questi soggetti dormienti, ma radicalizzati per poter prevedere qualche attacco isolato. Però una capacità operativa tale da provocare un Bataclan (l’attacco terroristico del 13 novembre 2015 durante un concerto a Parigi, in cui 90 persone furono uccise, ndr), io credo che non ci sia”.

Medio Oriente, sesto giorno di guerra
Telegiornale 05.03.2026, 12:30






