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Iran, le proteste continuano in attesa di cosa farà Trump

Il regime degli ayatollah allenta la morsa e permettono le chiamate all’estero mentre Internet è limitato a siti specifici - I morti sarebbero svariate migliaia tra i manifestanti

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Da settimane gli iraniani scendono in piazza per protestare contro la situazione economica e sociale nel Paese

Da settimane gli iraniani scendono in piazza per protestare contro la situazione economica e sociale nel Paese

  • Keystone
Di: AP/AFP/Reuters/EnCa 

“Almeno 12’000 persone, molte under-30, sono state uccise” nelle proteste in Iran. Lo riporta martedì Iran International, in quello che il media di opposizione basato a Londra definisce “il più grande massacro nella storia contemporanea dell’Iran”. Il massacro sarebbe “avvenuto in gran parte nelle notti dell’8 e 9 gennaio”, si afferma. Secondo fonti ufficiali iraniane, le vittime sarebbero circa 2’000-

La stima del comitato editoriale di Iran International si basa “su un’analisi esclusiva di fonti e dati medici” e la sua diffusione è stata “ritardata fino alla convergenza delle prove”: è stata fatta su un’analisi in più fasi di notizie da più fonti, “tra cui una vicina al Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale”. Secondo altre organizzazioni attive nel Paese, i disordini avrebbero causato la morte di almeno 646 persone.

Martedì intanto gli iraniani hanno effettuato per la prima volta dopo giorni delle telefonate all’estero, dopo che le autorità avevano interrotto le comunicazioni durante la repressione delle proteste nazionali, offrendo quindi una timida riapertura al mondo esterno dopo esserne stati tagliati fuori per vari giorni.

Gli iraniani si interrogano su cosa farà Trump

I testimoni hanno descritto una forte presenza di forze di sicurezza nel centro di Teheran, edifici governativi bruciati, bancomat distrutti e pochi passanti. La popolazione rimane preoccupata per ciò che accadrà in futuro, compresa la possibilità di attacchi dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che potrebbe ricorrere alle maniere forti per difendere i manifestanti pacifici. Trump ha anche affermato, però, che l’Iran vuole negoziare con Washington.

“I miei clienti parlano della reazione di Trump e si chiedono se abbia in programma un attacco militare contro la Repubblica islamica”, ha detto un negoziante, Mahmoud, che ha fornito solo il suo nome per motivi di sicurezza. “Non mi aspetto che Trump o qualsiasi altro Paese straniero si preoccupi degli interessi degli iraniani”.

Reza, un tassista che ha fornito solo il suo nome, ha detto che le proteste rimangono nella mente di molte persone. “La gente, in particolare i giovani, è senza speranza, ma parla di continuare le proteste”, ha detto.

Martedì mattina diverse persone a Teheran sono riuscite a chiamare l’Associated Press e a parlare con un giornalista. L’ufficio dell’AP a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, non è riuscito a richiamare quei numeri. I testimoni hanno detto che i messaggi di testo erano ancora bloccati e che gli utenti di Internet in Iran potevano connettersi ai siti web approvati dal governo a livello locale, ma non a quelli esteri.

Negozi aperti, poca gente in giro, tanta sorveglianza

Secondo varie testimonianze gli agenti della polizia antisommossa, che indossavano elmetti e giubbotti antiproiettile, erano armati di manganelli, scudi, fucili e lanciagranate lacrimogene. La polizia sorvegliava i principali incroci. Nelle vicinanze, i testimoni hanno visto membri della forza Basij, composta interamente da volontari della Guardia Rivoluzionaria, armati di fucili e manganelli. Anche in luoghi pubblici erano visibili agenti di sicurezza in borghese.

Tuttavia, i negozi erano aperti, anche se nella capitale c’era poco traffico pedonale. Il Grand Bazar di Teheran, dove le manifestazioni sono iniziate il 28 dicembre, avrebbe dovuto riaprire a breve. Un testimone ha riferito di aver parlato con diversi negozianti che hanno affermato che le forze di sicurezza hanno ordinato loro di riaprire a tutti i costi. I media statali iraniani non hanno confermato tale ordine.

Come accennato, martedì l’Iran ha allentato alcune restrizioni imposte alla popolazione e, per la prima volta dopo giorni, ha consentito ai cittadini di effettuare chiamate internazionali dai propri telefoni cellulari. Non sono state invece allentate le restrizioni su Internet né è stato consentito il ripristino dei servizi di messaggistica, mentre il bilancio delle vittime delle sanguinose proteste contro lo Stato è salito ad almeno 646 morti.

Varie persone che hanno parlato in forma anonima per paura di ritorsioni hanno affermato che il servizio di messaggistica SMS era ancora fuori uso e che gli utenti Internet all’interno dell’Iran non potevano accedere a nulla dall’estero, sebbene fossero disponibili connessioni locali a siti web approvati dal governo.

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