Il presidente americano Donald Trump ha affermato domenica che l’Iran, alle prese con una vasta contestazione, “vuole negoziare”. Secondo lui, è in preparazione un incontro con i dirigenti della Repubblica islamica. Non ha tuttavia escluso opzioni militari.
A bordo dell’aereo Air Force One, il presidente americano ha ritenuto che Teheran stia iniziando a superare la linea rossa da lui fissata riguardo ai morti tra i manifestanti in questo movimento di un’ampiezza inedita da tre anni, precisando che l’esercito statunitense sta studiando “opzioni molto forti”.
L’ONG Iran Human Rights (IHR), con sede in Norvegia, ha dichiarato domenica di aver confermato la morte di almeno 192 manifestanti, ma ha avvertito che il numero reale delle vittime potrebbe essere molto più alto, denunciando un “massacro” e un “crimine [...] grave contro il popolo iraniano”. L’IHR ha inoltre stimato in oltre 2’600 i manifestanti arrestati.
Donald Trump ha aggiunto che Teheran aveva chiamato sabato per “negoziare” e che un incontro è “in corso di preparazione”. Ha però lasciato intendere la minaccia di un’azione prima di qualsiasi colloquio.
Appello agli iraniani dal figlio dello scià
Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, aveva in precedenza affermato che l’Iran avrebbe risposto a qualsiasi attacco americano colpendo siti militari e il trasporto marittimo degli Stati Uniti.
Il figlio dell’ex scià dell’Iran e figura dell’opposizione iraniana in esilio negli Stati Uniti, Reza Pahlavi, ha esortato sui social le forze armate e di sicurezza a “stare al fianco del popolo”.
Scoppiata a Teheran il 28 dicembre per iniziativa di commercianti furiosi contro il caro vita, la contestazione si è ampiamente estesa e rappresenta per la Repubblica islamica una delle sfide più grandi dalla sua proclamazione nel 1979.
Le autorità hanno imposto una sospensione di Internet, in vigore da oltre 72 ore, secondo l’ONG di monitoraggio della cybersicurezza Netblocks.
Immagini e testimonianze dal caos
Immagini pubblicate sui social – probabilmente tramite mezzi satellitari – hanno mostrato grandi folle sfilare nella notte tra sabato e domenica in diverse città iraniane, in particolare nella capitale Teheran e a Mashhad, nell’est del Paese. In un altro video autenticato dall’agenzia di stampa AFP si vedono decine di corpi avvolti in sacchi neri davanti a un obitorio della capitale e quelli che sembrano essere iraniani alla ricerca dei propri cari scomparsi.
Il Centro per i diritti umani in Iran (CHRI), con sede a New York, ha affermato che gli ospedali sono “sommersi” dall’afflusso di manifestanti feriti e che le riserve di sangue si stanno riducendo.
A Teheran, un giornalista dell’AFP descrive una quasi paralisi della vita quotidiana. La mobilitazione in Iran arriva in un Paese indebolito da una guerra con Israele a giugno e dai colpi inferti a diversi suoi alleati regionali, oltre che dalle sanzioni legate al programma nucleare, ripristinate a settembre dall’ONU.

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