La polizia israeliana ha impedito al Patriarca latino di Gerusalemme e al parroco della Basilica del Santo Sepolcro di entrare nel luogo santo per andare a celebrare la messa della Domenica delle Palme, “per la prima volta da secoli”, ha riferito il Patriarcato latino. Contattata dall’AFP la polizia israeliana non ha risposto nell’immediato.
“Entrambi sono stati fermati lungo il tragitto mentre si recavano sul posto (...) e sono stati costretti a tornare indietro”, si legge in un comunicato congiunto del Patriarcato latino di Gerusalemme e della Custodia di Terra Santa. “Di conseguenza, e per la prima volta da secoli, ai capi della Chiesa è stato impedito di celebrare la messa della Domenica delle Palme nella Basilica del Santo Sepolcro”, sottolinea il documento.
Questo impedimento “costituisce un grave precedente e denota una mancanza di rispetto nei confronti della sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, in questa settimana, rivolgono lo sguardo verso Gerusalemme”. All’inizio dell’offensiva condotta insieme agli Stati Uniti contro l’Iran il 28 febbraio le autorità israeliane hanno vietato grandi raduni, compresi quelli nelle sinagoghe, nelle chiese e nelle moschee, limitando gli assembramenti pubblici a circa 50 persone.
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“Misura palesemente irragionevole”
La Domenica delle Palme, che dà inizio alla Settimana Santa, commemora l’ultima salita di Cristo a Gerusalemme, dove, secondo i Vangeli, era stato accolto trionfalmente da una folla festante a pochi giorni dalla sua crocifissione e dalla sua resurrezione la mattina di Pasqua.
Il Patriarcato latino aveva in precedenza annunciato l’annullamento della tradizionale processione della Domenica delle Palme, che di solito parte dal Monte degli Ulivi per raggiungere Gerusalemme e attira ogni anno migliaia di fedeli.
“I capi delle Chiese hanno agito con grande responsabilità e, dall’inizio della guerra, si sono conformati a tutte le restrizioni imposte”, ha dichiarato il Patriarcato. “Impedire l’ingresso al cardinale e al custode, che ricoprono la più alta responsabilità ecclesiastica per la Chiesa cattolica e i Luoghi Santi, costituisce una misura palesemente irragionevole e gravemente sproporzionata”, si legge nella nota.
Secondo le stime del 2023 del Patriarcato latino di Gerusalemme i cristiani rappresentavano oltre il 18% della popolazione della Terrasanta (regione che comprende la Giordania, oltre a Israele e ai Territori palestinesi occupati) al momento della creazione dello Stato di Israele nel 1948, ma ora sono meno del 2%, per lo più ortodossi.
Non si sono fatte attendere le critiche da parte dell’Italia. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un comunicato ha condannato la vicenda segnalando come la polizia israeliana, che ha impedito al Patriarca latino di Gerusalemme di accedere alla Basilica del Santo Sepolcro per celebrare la messa della Domenica delle Palme, abbia compiuto “un’offesa nei confronti dei credenti”.
Secondo la premier di Roma questo fatto “costituisce un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosce la libertà religiosa”. L’ambasciatore di Israele in Italia è stato convocato lunedì dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha aggiunto quest’ultimo sui social network.
La replica della polizia israeliana allo stop intimato al Patriarca latino
I media israeliani dedicano spazio al divieto imposto oggi, domenica delle Palme, da Israele al cardinale Pierbattista Pizzaballa ricordando, scrive Haaretz, che il Patriarca latino “è un leader religioso cattolico molto noto che ha prestato servizio in Israele per molti anni e parla fluentemente l’ebraico; dall’inizio della guerra ha visitato Gaza diverse volte e all’inizio del conflitto si è persino offerto come ostaggio in cambio del rilascio di ostaggi israeliani tenuti prigionieri da Hamas”.
Dall’inizio della guerra tra Israele e Iran, scrive il quotidiano di opposizione israeliana, la polizia ha imposto rigorosamente la chiusura dei luoghi sacri nella Città Vecchia di Gerusalemme. Le preghiere musulmane sul Monte del Tempio sono state completamente vietate e ai fedeli non è consentito l’accesso al Muro Occidentale e alla Chiesa del Santo Sepolcro.
La polizia sostiene che l’Iran non esita a colpire i luoghi sacri; dall’inizio della guerra, diversi frammenti di missili sono caduti nella Città Vecchia e nei pressi della Chiesa del Santo Sepolcro. Le autorità impongono persino la chiusura delle attività commerciali non alimentari all’interno delle mura della Città Vecchia.
Un alto funzionario della polizia israeliana ha spiegato questa politica affermando che, qualora un missile dovesse cadere all’interno della Città Vecchia, la possibilità per le squadre di soccorso di entrare e operare nei vicoli sarebbe molto limitata, aumentando così il pericolo.

Intervista al cardinale Pierbattista Pizzaballa
Telegiornale 23.12.2025, 20:00





