Circa 35 sostenitori del premier turco Erdogan hanno attaccato domenica sera a Istanbul una delle principali sedi del primo partito di opposizione, il Partito Popolare Repubblicano (CHP).
Gli assalitori, armati di bastoni e inneggianti al primo ministro, hanno cercato di irrompere negli uffici del CHP, ma sono stati respinti da numerosi oppositori rifugiatisi nel palazzo per sfuggire alla polizia.
Le autorità sono intervenute fino a tarda sera per disperdere con la forza le dimostrazioni di protesta contro lo sgombero, sabato, del Gezi Park. Secondo l'associazione degli avvocati turchi gli arrestati ad Istanbul sarebbero almeno 460, mentre un altro gentinaio di manifestanti è stato arrestato ad Ankara.
Erdogan: "Mio dovere ripulire Gezi Park"
Domenica ad Istanbul si è pure svolto un comizio del premier in carica Recep Tayyip Erdogan (video a lato), che davanti ad una folla di sostenitori ha affermato che era suo dovere "ripulire Gezi Park" e che "l'operazione è stata condotta e il parco e Piazza Taksim sono stati ripuliti", riferendosi al violento sgombero del parco - occupato da manifestanti, fra cui anche famiglie con i figli a seguito - e del successivo dispiegamento di agenti in tenuta antisommossa, che di fatto hanno limitato l'accesso alla zona di Taksim ai dimostranti.
"Illegale lo sciopero generale"
Il ministro degli interni turco Muammer Guler ha dichiarato "illegale" lo sciopero generale indetto per lunedì da due grandi sindacati per denunciare la repressione violenta delle manifestazioni a Istanbul e Ankara.
"Le forze dell'ordine non cederanno, qui c'è la volontà di far scendere in piazza la gente con azioni vietate come lo sciopero e l'astensione dal lavoro", ha tuonato il membro di Governo.
Intanto, l'Unione degli avvocati della Turchia ha lanciato un appello al Consiglio d'Europa, denunciando le brutalità della repressione e chiedendogli di domandare formalmente spiegazioni al paese sul rispetto delle libertà fondamentali.
In base all'articolo 52 della Convenzione europea dei diritti umani, il Consiglio d'Europa - di cui la Turchia fa parte - ha la facoltà di chiedere formali spiegazioni a uno Stato membro sul rispetto dei diritti umani.
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Il servizio di Marta Ottaviani
RSI Info 17.06.2013, 10:21







