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La Via Crucis del Papa: “Basta conflitti, ne risponderete a Dio”

E’ una vigilia di Pasqua per il Pontefice di contatti, appelli, tele diplomatiche

  • Oggi, 18:38
  • 53 minuti fa
Papa Leone XIV

Papa Leone XIV

  • Keystone
Di: ANSA/M. Ang. 

Il Papa ha sentito venerdì il presidente israeliano Isaac Herzog, tornando a chiedere la fine del conflitto. C’è stata una telefonata anche con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che lo ha invitato a Kiev, e insieme hanno auspicato il raggiungimento di “una pace giusta e duratura”.

La più importante festa per i cristiani, la Pasqua, si celebrerà, in diverse parti del mondo sotto le bombe e Leone non rinuncia a lanciare di nuovo il suo monito per mettere fine a tanta morte e distruzione. Parole che segnano anche la tradizionale Via Crucis al Colosseo nella quale c’è tutta la drammatica attualità di questi giorni: le guerre, i massacri, i genocidi, le madri che piangono i figli, i bambini ai quali è stata rubata l’infanzia.

“C’è chi crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti”, si legge nel testo preparato da padre Francesco Patton, il francescano ex Custode di Terra Santa, ma “ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto”, primo tra tutti “il potere di avviare una guerra o di terminarla”.

Il Venerdì Santo comincia con il rito della Passione nel quale Papa Leone a capo scoperto si è prostrato a terra e poi scalzo ha baciato la croce, in segno di penitenza ma anche per implorare a Dio la fine delle ingiustizie nel mondo. Il rito della sera si tiene come da tradizione nel luogo simbolo del martirio cristiano: il Colosseo. E per la prima volta un Pontefice ha scelto di portare la croce in tutte le quattordici stazioni. “Un segno importante”, aveva spiegato qualche giorno fa, nel quale preghiera e appello alla pace si uniranno. E Leone fa sue le parole di San Francesco, il santo della pace, del quale quest’anno si celebrano gli ottocento anni dalla morte: “Concedi a noi miseri di fare, per tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi”.

La guerra, con i suoi dolori, è rievocata per tutto il percorso. E si avvertono soprattutto le ferite vissute dalla Terra Santa, come di altre zone del mondo in guerra. Scorrono le immagini viste e riviste negli ultimi anni: dai prigionieri privati di dignità agli ostaggi, dai morti sotto le macerie senza degna sepoltura alla madri che piangono figli “falcidiati nelle zone di guerra”.

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Notiziario 31.03.2026, 22:00

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