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La missione lunare Artemis II e il contributo europeo

L’intervista ad Antonio Preden, capo dell’ingegneria per il modulo di servizio Orion, presso l’ESA

  • Ieri, 20:43
  • Ieri, 22:31
Tutto pronto per il ritorno dell'essere umano sulla luna
10:44

SEIDISERA del 31.03.2026: La nuova “corsa allo spazio”

RSI Info 31.03.2026, 21:48

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Di: SEIDISERA - Luca Berti / M. Ang. 

Gli Stati Uniti puntano a tornare sulla Luna con il programma Artemis. A differenza di 50 anni fa lo fanno con il contributo internazionale (dell’Europa in particolare), spinti anche dalla concorrenza con la Cina.

Mercoledì notte, a mezzanotte e 24, si apre la finestra di due ore utile per il decollo della seconda missione Artemis, quella che porterà - dopo 50 anni - alcuni esseri umani attorno alla Luna. Seguirà quella senza equipaggio del novembre 2022 e porterà 4 astronauti, compresa la prima donna, il primo uomo afroamericano e il primo non statunitense (un canadese). La missione doveva partire già a febbraio, ma è stata rimandata per problemi tecnici al razzo. Secondo le ultime indicazioni, il meteo dà l’80% di probabilità di partire.

Come si svolgerà il volo

Tutto sembra pronto, dunque. Dopo il decollo, la capsula sarà messa in orbita allungata attorno alla terra. Qui, in sicurezza e “vicino” a casa, verranno testati i sistemi di sopravvivenza ed effettuate alcune manovre di prova tra il modulo di comando e l’ultimo stadio del razzo, per verificare la manovrabilità della capsula. Poi si accenderanno i motori e si partirà per la Luna, seguendo un’orbita che ne garantirà automaticamente il ritorno a Terra anche qualora ci fossero problemi che impedissero di accendere nuovamente i motori. Il viaggio di andata sulla Luna durerà 4 giorni, la capsula girerà attorno al nostro satellite a 10’000 chilometri d’altezza. Poi un altro viaggio di 4 giorni e l’ammaraggio nel Pacifico. L’intera missione si concluderà il decimo giorno.

Il contributo europeo e svizzero

A differenza del programma Apollo, a contribuire a questi voli c’è anche l’Europa. Ai tempi di Apollo uno dei pochi contributi esteri fu un esperimento dell’Università di Berna che fu piantato sul suolo lunare (addirittura prima della bandiera statunitense). Nel caso di Artemis, l’Europa, e la Svizzera, sono coinvolte con componenti fondamentali. A questo proposito, il programma radiofonico SEIDISERA ha intervistato Antonio Preden, capo dell’ingegneria per il modulo di servizio Orion, presso l’ESA.

Un modulo vitale per la missione

“L’Europa c’è già stata in passato. Questa volta ci sarà con un veicolo per il trasporto di umani e con un componente critico: il modulo di servizio che include i motori, quindi quello che dà la spinta per arrivare sulla Luna e per fare le manovre intorno alla Luna, i pannelli solari che generano l’elettricità per tutto il veicolo, il sistema di controllo termico (quindi per mantenere la vita degli astronauti in condizioni accettabili), gas, ossigeno e acqua per gli astronauti”, spiega Preden.

Una responsabilità non da poco. Tra l’altro forse la visualizzazione migliore per il pubblico è quella dell’Apollo 13.

“Fu un problema del modulo di servizio, quindi lo stesso che noi costruiamo. L’esplosione nel Service Module rese i motori indisponibili. Quindi sì, effettivamente il paragone fa capire quanto è critico ed è la prima volta che l’Europa produce un componente così critico per una missione NASA”.

Chi lavora al progetto

Tutto questo richiede capacità industriali e capacità tecniche di persone qualificate. Quante persone stanno lavorando a questo progetto e dove sono principalmente distribuite?

“In Europa ci sono vari Stati membri ESA che partecipano. Il prime contractor è Airbus, in Germania, a Brema, dove il modulo di servizio viene assemblato usando componenti prodotti in varie altre nazioni: Paesi Bassi, Francia, Spagna, Svizzera. In particolare Beyond Gravity a Zurigo produce il sistema di controllo dei pannelli solari per poterli orientare nella giusta posizione. Usiamo competenze che esistono in Europa e che sono veramente distribuite in tutte quante le nazioni”.

Al centro di controllo durante la missione

“Durante la missione Artemis II io sarò, insieme ad alcuni colleghi, al centro di controllo NASA a Houston, in Texas. Durante una missione di questo tipo ci sono da fare, in continuazione, piccole osservazioni e succedono cose che richiedono gli ingegneri che hanno partecipato al design e alla verifica di questi veicoli. Quindi sarà un lavoro molto intenso. Non vediamo l’ora, insomma, di stare al centro di controllo e iniziare a ricevere dati dal veicolo in volo”.

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