Con il programma Artemis, gli Stati Uniti puntano a tornare sulla Luna dopo oltre mezzo secolo e a stabilirvi una presenza stabile. Una nuova fase dell’esplorazione spaziale che, rispetto al passato, vede in gioco più attori e nuovi equilibri.
Più attori sulla scena lunare
Oltre alla collaborazione fra pubblico e privato, emerge infatti la crescente presenza di altri Paesi, in particolare della Cina, che sta investendo massicciamente nell’esplorazione lunare. Secondo il professor Andrea Santangelo, esperto del programma spaziale cinese intervistato da SEIDISERA, gli Stati Uniti partono in vantaggio nel breve termine. Ma la vera sfida, aggiunge, si giocherà più avanti: “la vera corsa, è chi stabilirà infrastrutture stabili e strategiche autonome sulla Luna”.
Tempi e obiettivi delle due potenze
La NASA prevede un ritorno umano sulla Luna con Artemis III entro la fine del decennio, mentre la Cina punta a una missione con equipaggio attorno al 2030, dopo anni di sviluppo tecnologico e missioni robotiche. Per Pechino si tratterebbe di una prima assoluta, sostenuta da nuovi vettori e capsule.
Rispetto alla Guerra fredda, quando la competizione spaziale aveva soprattutto un valore ideologico, oggi il quadro è più articolato e coinvolge più attori. In gioco non c’è solo il ritorno sulla Luna, ma la costruzione di infrastrutture strategiche e il controllo di risorse e standard.
Due modelli a confronto
Da un lato ci sono gli Accordi Artemis, promossi dagli Stati Uniti e basati su una rete di accordi bilaterali tra Paesi partner, al di fuori del quadro delle Nazioni Unite. A questa iniziativa hanno aderito numerosi Stati, tra cui anche la Svizzera, che ha firmato nel 2024.
Dall’altro lato si sta sviluppando un’iniziativa alternativa guidata da Cina e Russia, con il coinvolgimento di altri Paesi, in particolare dell’Asia centrale e in parte dei BRICS.
Come sottolinea il professor Andrea Santangelo, questi due sistemi riflettono modelli diversi e procedono in parallelo. Tuttavia, il contesto geopolitico è in evoluzione e non è scontato che gli equilibri restino invariati, anche alla luce delle incertezze sul finanziamento dei programmi spaziali statunitensi.
I due programmi condividono obiettivi simili, in particolare l’esplorazione del polo sud lunare, dove la presenza di acqua potrebbe permettere lo sviluppo di basi autosufficienti. Più che le risorse minerarie, infatti, è proprio l’acqua a rappresentare un elemento chiave per le future missioni.
Secondo Santangelo, al momento non si tratta di una vera competizione diretta, ma di due sistemi distinti destinati a procedere in parallelo, almeno finché non emergeranno condizioni favorevoli a una possibile collaborazione.





