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Le mosse di Xi nei tête-à-tête con Putin e Trump

Le sottili differenze adottate dal presidente cinese dietro l’accoglienza, quasi identica, riservata ai leader di Russia e Stati Uniti - E a novembre potrebbe organizzare un vertice trilaterale

  • 56 minuti fa
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La cerimonia del tè durante l'incontro di Xi Jinping e Putin a Pechino

La cerimonia del tè durante l'incontro di Xi Jinping e Putin a Pechino

  • Keystone
Di: Lorenzo Lamperti, collaboratore RSI da Taipei

La relazione tra Cina e Russia continua ad approfondirsi e le ambizioni di Donald Trump di separarle sono illusorie. Allo stesso tempo, questa relazione si evolve secondo un equilibrio asimmetrico in cui è soprattutto Pechino a dettare priorità e condizioni. Sono i segnali principali che arrivano dalla 25esima visita di Vladimir Putin in Cina e dal suo vertice con Xi Jinping. I due presidenti si sono incontrati più di 40 volte, ma stavolta il simbolismo è ancora più importante, visto che solo pochi giorni prima il presidente cinese ha ricevuto anche l’inquilino della Casa Bianca. Una coincidenza di tempi in parte casuale, visto il precedente rinvio del viaggio di Trump a fine marzo, ma che offre a Pechino la possibilità di raccontarsi come il lato forte di questo asimmetrico e scomposto triangolo tra le grandi potenze.

Scopri le differenze

Da qui l’attenzione anche ai simbolismi. Trump e Putin hanno ricevuto un’accoglienza formalmente quasi identica, ma con qualche sottile differenza. Trump è stato ricevuto in aeroporto dal vicepresidente Han Zheng, carica più alta ma figura soprattutto cerimoniale, Putin dal ministro degli Esteri Wang Yi, che essendo anche capo dell’ufficio diplomatico del Partito comunista ha una proiezione assai più politica e operativa. Trump ha alloggiato al lussuoso Four Seasons, Putin alla residenza di Stato Diaoyutai, una scelta più standard. I colloqui informali davanti al tè si sono svolti nello sfarzoso giardino di Zhongnanhai, residenza della leadership del Partito. Quelli con Putin (che nel giardino di Zhongnanhai era comunque già stato in una visita precedente) nella Grande Sala del Popolo.

Non sono necessariamente segnali di gerarchie diplomatiche, quanto piuttosto l’indicazione di rapporti differenti. Con Washington, Pechino sembra ancora impegnata a realizzare un nuovo equilibrio, con Mosca ritiene invece di trovarsi in una relazione ormai consolidata. Con Trump servivano dunque gesti più forti per costruire fiducia, con Putin ci si può concentrare sugli aspetti più pratici, sottolineando la regolarità e la stabilità dei legami.

Amicizia tra leader, interessi convergenti

Il linguaggio utilizzato dai due leader ha seguito un copione consolidato. Xi ha insistito sulla fiducia politica reciproca e sulla capacità delle relazioni sino-russe di avere resistito a pressioni esterne e trasformazioni internazionali. Putin ha sottolineato il dinamismo dei rapporti economici e presentato la cooperazione bilaterale “non rivolta contro nessuno” come un modello alternativo rispetto ai sistemi di alleanze occidentali. Ancora una volta, il lessico utilizzato richiama una narrativa costruita da anni: amicizia personale tra i leader, interessi convergenti e difesa di un ordine internazionale diverso da quello guidato dagli Stati Uniti.

Anche sul piano politico il summit ha prodotto contenuti coerenti con questa impostazione. Le dichiarazioni congiunte firmate a Pechino insistono sull’idea di un sistema internazionale multipolare e criticano apertamente il cosiddetto “interventismo occidentale”. Cina e Russia contestano l’uso delle sanzioni, attaccano le “azioni mirate contro leader sovrani” e sostengono che il principio di sovranità nazionale debba prevalere su qualsiasi interferenza politica.

Nessuna svolta sull’Ucraina, come prevedibile. La Cina continua a invitare le parti al dialogo, ma è convinta che il ritorno di Trump e la sua logica transazionale alle alleanze possano alleggerire le pressioni occidentali circa il suo rapporto con la Russia. Tanto che, nel documento congiunto, si definisce una “grave minaccia” il riarmo del Giappone e si esprime preoccupazione per le “ambizioni nucleari” dei Paesi europei. Il tentativo è alimentare, tra gli alleati occidentali e asiatici degli Stati Uniti, la percezione del rischio di restare esposti da soli senza un supporto né chiaro né stabile da parte di Trump.

Venti accordi, ma manca quello sul gasdotto

Sul piano concreto, sono stati siglati 20 documenti in diversi settori: investimenti, tecnologia, nucleare civile, economia digitale e scambi studenteschi. C’è un’intesa per l’estensione dei collegamenti ferroviari per rafforzare il traffico merci su rotaia. Rafforzata anche la cooperazione in campo spaziale, con lo sviluppo congiunto di una stazione di ricerca lunare. Non manca la dimensione di sicurezza: Cina e Russia puntano ad ampliare le esercitazioni congiunte e cooperare nelle applicazioni militari dell’intelligenza artificiale.

È assai rilevante, però, anche una mancanza: il via libera definitivo per la realizzazione del gasdotto Forza della Siberia 2. Il Cremlino ha dichiarato che c’è l’accordo sui parametri fondamentali del gasdotto, inclusi percorso e costruzione, ma ha anche ammesso che restano da definire “alcuni dettagli”. Significativo, visto che solitamente sul tema Mosca corre più di quanto non faccia Pechino. La Russia spinge da molto tempo per un accordo definitivo. Il Forza della Siberia 2 sarebbe destinato a trasportare ulteriori 50 miliardi di metri cubi di gas all’anno verso la Cina, colmando l’impatto delle sanzioni occidentali. Dopo il primo annuncio in pompa magna del febbraio 2022, poche settimane prima dell’invasione dell’Ucraina, si immaginava una realizzazione in tempi relativamente rapidi. La Cina ha invece preso tempo, nel tentativo di diversificare le forniture (per esempio con accordi in Asia centrale) e di ottenere condizioni migliori, sfruttando la dipendenza economica di Mosca nei suoi confronti, cresciuta dopo la guerra.

La Cina sta parlando con tutti

Con la crisi di Hormuz, si pensava potesse arrivare un’accelerata decisiva. Nelle scorse settimane, il Cremlino ha ripetutamente sottolineato di essere pronta a “colmare le carenze nelle forniture energetiche” create dalla guerra contro l’Iran, rinfrancata dall’aumento delle importazioni cinesi di petrolio: +26% tra gennaio e aprile. L’annuncio finale pare solo questione di tempo ma, facendola aspettare ancora, Xi sembra ricordare alla Russia che ora è lui il senior partner del rapporto bilaterale.

Da notare, infine, che proprio durante il summit con Putin sono stati resi noti alcuni risultati della recente visita di Trump. Pechino ha confermato l’acquisto di 200 nuovi aerei Boeing e l’avvio di discussioni su un alleggerimento reciproco dei dazi commerciali. Un modo per segnalare che la Cina sta parlando con tutti. E, forse la prossima volta potrebbe accogliere Putin e Trump nello stesso momento, al vertice della Cooperazione Economica Asia-Pacifico (APEC) del prossimo novembre a Shenzhen.

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01:59

Xi Jimping accoglie Vladimir Putin

Telegiornale 20.05.2026, 12:30

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