La presidente della prestigiosa università americana Harvard, Claudine Gay, ha annunciato martedì le sue dimissioni. Era stata accusata di plagio e aveva dovuto giustificarsi durante una tesa audizione al Congresso sulla lotta all’antisemitismo nei campus. La sua presidenza è stata la più breve nella storia dell’università, fondata nel 1636.
“È con il cuore pesante ma con un profondo amore per Harvard che scrivo per annunciare che mi dimetterò da presidente”, ha dichiarato Claudine Gay in una lettera di dimissioni pubblicata martedì. La 53enne professoressa di scienze politiche, che a luglio è diventata la prima presidente di colore dell’Università di Harvard, nelle ultime settimane è finita sotto tiro.
Era pure stata bersaglio di accuse di plagio legate al suo lavoro accademico, alimentate da un sito web conservatore. Durante un’audizione parlamentare sulla lotta all’antisemitismo nei campus, è stata fortemente criticata per le sue risposte alla deputata repubblicana Elise Stefanik, che ha paragonato gli appelli di alcuni studenti per una “Intifada” negli atenei all’incitamento al “genocidio contro gli ebrei in Israele e nel mondo”.
“È stato complicato veder mettere in dubbio il mio impegno ad affrontare l’odio e a sostenere il rigore accademico (...) e spaventoso essere oggetto di attacchi personali e minacce alimentate dal razzismo”, ha spiegato la docente nella lettera. Più di settanta parlamentari, tra cui due democratici, nonché ex studenti e noti finanziatori avevano chiesto il suo allontanamento da Harvard.
Le polemiche non la lasciano neppure dopo la decisione di dimettersi, giacché, come evidenzia mercoledì il New York Post, la Gay dovrebbe riuscire a mantenere il suo salario annuo da 900’000 dollari benché non svolga più il ruolo di presidente dell’università. È previsto che resti nello staff dirigente dell’ateneo e torni a insegnare nel Dipartimento di Scienze politiche di Harvard.
RG 07.00 del 03.01.2024 - La corrispondenza di Cristiano Valli
RSI Info 03.01.2024, 07:40
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