Medio Oriente

Libano, i cristiani contro la divisione del paese

Rachel Karam, giornalista e attivista, porta avanti una campagna per l’integrità territoriale

  • 2 ore fa
Una chiesa nel villaggio libanese di Qoley'a

Una chiesa nel villaggio libanese di Qoley'a

  • Keystone
Di: Bettina Müller, inviata RSI in Libano - ludoC, adattamento

Nel mosaico confessionale ed etnico del Libano, la comunità cristiana - circa un terzo della popolazione - vive con un timore costante: quello di uno smembramento del Paese. Pur divisa politicamente, con frange che simpatizzano con Israele e correnti vicine a Hezbollah, su un punto converge quasi all’unanimità: il Libano deve restare unito, e il sud devastato non può diventare una zona cuscinetto sotto controllo israeliano.

A incarnare questa battaglia è Rachel Karam, giornalista investigativa televisiva con una lunga carriera alle spalle, che da qualche anno gestisce una propria compagnia di produzione e un talk show diffuso su YouTube - quasi 15’000 abbonati - e su Instagram, dove sfiora i 200’000 follower. Nel suo programma ospita figure di spicco della politica, dell’esercito e delle gerarchie religiose libanesi di tutte le confessioni.

Il suo ufficio racconta subito chi è: una statua della Madonna col bambino accanto alla scrivania, e diverse icone di san Charbel, il santo eremita maronita che venera. Ma la sua battaglia travalica i confini confessionali.

Una campagna sui social media

“10’452 km²” scandisce lentamente. “Questa è la superficie del Libano. Diecimila-quattrocento-cinquantadue… non un metro quadrato di meno.”

La cifra è diventata un hashtag sui social media, simbolo di una campagna interconfessionale per l’integrità territoriale del paese. Una campagna che ha ricevuto un sostegno inatteso da papa Leone XIV, in occasione della sua visita in Libano alla fine dell’anno scorso.

“Quando il Papa è arrivato, ha sostenuto il Libano unito, non diviso. Per noi cristiani del Medio Oriente è stato un messaggio importantissimo”, dice Karam. “Perché i nostri nemici hanno il progetto di dividere il paese secondo linee confessionali: cristiani, musulmani sciiti, ebrei… Questo per noi è follia.”

E aggiunge: “Leone XIV per noi è un eroe. Perché è stato in grado di vederci. E perché ha detto che non sei un vero cristiano se hai le mani insanguinate.”

Sulla resistenza armata contro Israele, Karam non si sottrae: “Se l’obiettivo principale di Israele è la propria sicurezza, come può pensare di occupare una vasta area del nostro paese e vivere in pace? È impossibile. Volete che Hezbollah deponga le armi? Bene: ritiratevi dal sud del Libano. Rimettiamo i confini dove sono sempre stati, e le armi verranno deposte per la sicurezza nazionale di entrambi i paesi.”

I raid israeliani continuano, nonostante la tregua

Il cessate il fuoco tra Israele ed Hezbollah è entrato in vigore alle 16 di venerdì (le 15 in Svizzera), ma gli attacchi israeliani in Libano non si sono fermati. Da Nabatieh, nel sud del Paese, la giornalista Nicole Di Ilio, intervistata dal Telegiornale, ha riferito di raid che venerdì si sono susseguiti con una frequenza di uno o due minuti.

A preoccupare particolarmente è stata inoltre una dichiarazione del portavoce dell’esercito israeliano, secondo cui le forze sul campo continuano ad avere “la piena libertà di eliminare le minacce in ogni zona”. I bombardamenti di venerdì sono avvenuti dopo combattimenti corpo a corpo tra miliziani di Hezbollah e soldati israeliani, nei quali hanno perso la vita quattro militari dell’IDF.

Secondo Di Ilio, la popolazione – di cui oltre un milione di persone, circa un quinto degli abitanti, è sfollata – è “estremamente preoccupata” e guarda con incertezza alle prossime ore.

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Israele bombarda di nuovo il Libano

Telegiornale 19.06.2026, 20:00

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