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Ebola nella RDC: segnali di miglioramento, ma le sfide non mancano

Prospettive più incoraggianti nella lotta all’epidemia, ma sul terreno persistono criticità - La testimonianza di un operatore dell’UNICEF nella provincia dell’Ituri

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Ebola in Congo, l'epidemia sta migliorando

SEIDISERA 03.06.2026, 18:00

  • Keystone
Di: SEIDISERA-Giorgia Lorenzini-Bettina Müller/ARi 

L’epidemia di Ebola continua a suscitare apprensioni e Tedros Ghebreyesus, il direttore dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha tenuto a Ginevra una conferenza stampa oggi, mercoledì, dopo il suo rientro dalla Repubblica democratica del Congo (RDC), dove ha visitato le regioni più colpite dal temibile virus.

Le prospettive appaiono ora più positive. “Quello che ho visto mi dà speranza”, ha dichiarato Ghebreyesus ai media. Sono stati anzitutto attivati centri di trattamento della patologia nelle province più colpite del Paese africano. Inoltre il numero dei casi sospetti nella RDC è sceso in misura significativa: dal migliaio della scorsa settimana a 116. I casi confermati sono invece 344, fra i quali 60 con esito letale. Sono invece 6 le persone guarite.

Le difficoltà citate dal direttore dell’OMS concernono la mancanza di trattamenti e vaccini per questa specifica variante del virus. È inoltre insufficiente il tracciamento dei contatti delle persone infettate. Un grande ostacolo è poi rappresentato dalla mancanza di fiducia da parte della popolazione congolese. E ci sono alcuni leader locali che non credono nell’esistenza della malattia.

Ad ogni modo Ghebreyesus esprime certezza sulla possibilità di fermare l’epidemia. “Ci riusciremo”, ha detto in conferenza stampa, sottolineando la vasta esperienza della RDC nel fronteggiare il virus. Ma quella in atto è una situazione complessa. L’epidemia, annunciata a metà maggio, sarebbe in realtà iniziata già in gennaio. E per riuscire a contenerla l’OMS ha dichiarato che serviranno 115 milioni di dollari nei prossimi 3 mesi.

A Bunia, nella provincia orientale dell’Ituri epicentro di quest’ultima ondata, la redazione di SEIDISERA ha raggiunto Jérôme Kouachi, capo del servizio emergenze dell’UNICEF, l’agenzia dell’ONU per la protezione dell’infanzia. Secondo quest’operatore le competenze raggiunte nelle ultime 16 ondate di Ebola nella regione stanno contribuendo a contenere la propagazione della malattia.

La provincia è un’area di conflitto da decenni e con una povertà diffusa. Stando alle ricostruzioni degli epidemiologi, quest’ultima ondata dell’epidemia ha avuto origine da qualcuno che ha consumato della carne da un animale morto contaminato dal virus. Intanto “le donne e i bambini sono le persone più vulnerabili di fronte a questo genere di situazioni”, rileva Kouachi, che si trova nell’Ituri per coordinare gli interventi. La provincia è in crisi da anni, a causa di gruppi armati che si affrontano e combattimenti ancora attivi in molte zone. “Le strutture sanitarie sono quindi molto indebolite”, sottolinea l’operatore. E ora “noi facciamo in modo di permettere ai bambini di continuare ad andare a scuola e di avere accesso alle cure”, nel caso in cui manifestassero dei sintomi.

Con tutto ciò oggi a Bunia “si può vivere quasi normalmente, ma adottando delle misure come le barriere igieniche per esempio”, precisa Kouachi. Attraverso le radio e i canali social, quindi, “facciamo passare il messaggio che nei negozi e nei mercati ci si debba lavare e disinfettare le mani; che occorre mettere le mascherine nei posti affollati”.

L’Ituri è ora alle prese con la 17esima ondata dell’epidemia. Quindi, secondo Ituri, la buona notizia è che attraverso le 16 precedenti si sono sviluppate delle competenze per affrontare l’epidemia, sia a livello di governo, che fra le autorità locali e la popolazione. Certo, c’è un ceppo nuovo del virus e non ci sono né farmaci, né vaccini per contrastarlo. Ma le pratiche di prevenzione sono invece collaudate e si confida di riuscire a vederne l’impatto, con una diminuzione dei casi, già nelle prossime settimane.

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