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Marine Le Pen colpevole anche in appello ma potrebbe candidarsi

Una Corte parigina conferma la condanna per appropriazione indebita di fondi pubblici, ma riduce la pena e la durata dell’ineleggibilità

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Al suo arrivo in aula

Al suo arrivo in aula

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Di: AFP/Reuters/pon 

Marine Le Pen è stata dichiarata colpevole anche in seconda istanza di appropriazione indebita di fondi pubblici, martedì a Parigi. Ma la Corte d’appello ha ridotto la pena a tre anni di detenzione (due sospesi, uno con braccialetto elettronico) e 45 mesi di ineleggibilità di cui 30 però con la condizionale.

“I fatti sono gravi per l’ammontare della somma e per il tempo durante il quale si sono ripetuti”, ha detto la presidente della Corte iniziando la lettura del dispositivo.

Potrebbe candidarsi

Una pena che avesse comportato un’ineleggibilità di oltre due anni le avrebbe impedito di partecipare alle prossime presidenziali, in calendario il 18 aprile (primo turno) e il 2 maggio del 2027. I francesi sceglieranno allora il successore di Emmanuel Macron, che dopo due mandati non può più ripresentarsi.

Questa invece le consentirebbe in linea di massima di partecipare al voto. Tocca ora a lei fare sapere la propria decisione, attesa in serata in diretta al telegiornale di TF1: presentarsi o lasciare comunque il posto al suo delfino Jordan Bardella, che secondo i sondaggi avrebbe ancora maggiori possibilità di lei di spuntarla o quantomeno di accedere al ballottaggio. Le Pen ha lasciato la sede del Tribunale senza fare dichiarazioni.

Le Pen aveva detto di non voler condurre la campagna con l’obbligo di portare il braccialetto elettronico, cosa che con questa sentenza sarebbe costretta a fare.

Con il verdetto è ancora possibile un ricorso in Cassazione, ma una decisione definitiva non arriverebbe comunque in tempi sufficiente brevi da poter influire sull’aspetto politico della vicenda.

In prima istanza pena più severa

L’esponente dell’estrema destra francese era arrivata in tribunale alle 13.15, un quarto d’ora prima dell’inizio della seduta per la lettura della sentenza decisiva per il suo futuro politico, indossando un tailleur con camicetta bianca, giacca rosa pallido e pantaloni neri. “Grazie per essere qui”, aveva detto ai sostenitori presenti, prima che la Corte iniziasse la lettura del verdetto.

In prima istanza il 31 marzo del 2025 la leader del Rassemblement National era stata condannata insieme a un’altra ventina di imputati. Per lei una pena di quattro anni di cui due sospesi, senza andare in carcere ma con il braccialetto elettronico, e soprattutto cinque anni di ineleggibilità con effetto immediato. Il primo processo si era svolto fra il settembre e il novembre del 2024, mentre il secondo era cominciato a metà gennaio di quest’anno e il 3 febbraio la procura aveva formulato la sua richiesta: cinque anni di ineleggibilità, una pena di quattro anni di reclusione (di cui un anno effettivo con braccialetto elettronico) e una multa di 100’000 euro..

Il caso degli assistenti parlamentari messi a servizio del partito

L’accusa per la 57enne, favorita dei sondaggi nel suo quarto tentativo di arrivare all’Eliseo, era legata alla vicenda degli assistenti parlamentari europei, finanziati da Bruxelles ma in realtà attivi per il partito (il Front National poi diventato Rassemblement National) fra il 2004 e il 2016. Era così stata usata indebitamente somma di 474’000 euro (quella direttamente a lei imputata, nell’insieme si parla di oltre due milioni). Dodici imputati avevano accettato la condanna in primo grado, una decina oltre a Le Pen avevano fatto invece ricorso.

Nel corso del primo processo, Le Pen si era difesa affermando che l’uso dei fondi europei era stato legittimo, ma senza successo. In appello, aveva però ammorbidito i toni, continuando a contestare l’esistenza di un sistematico schema illecito, ma ammettendo che “se c’è stata violazione non avevamo coscienza di fare qualcosa di sbagliato”.

01:24
Marine Le Pen e Jordan Bardella

RG 07.00 del 07.07.2026 La corrispondenza di Annalisa Cappellini

RSI Info 07.07.2026, 11:24

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Gli scandali della politica francese: prima del Rassemblement anche il MoDem

Quello che ha coinvolto Marine Le Pen e il Rassemblement National non è il primo scandalo di finanziamento che colpisce la politica francese. Si ricordi per esempio la vicenda Bygmalion, per la quale l’ex presidente Nicolas Sarkozy è stato condannato nel febbraio del 2024 a un anno di carcere di cui sei mesi sospesi. La vicenda riguardava la sua campagna (persa) del 2012, segnata da fatture fittizie per mascherarne l’esplosione dei costi. Più indietro nel tempo, “l’affaire Karachi” delle commissioni su contratti di armamento in Pakistan e Arabia Saudita, che si sospettò avessero contribuito alla campagna presidenziale di Edouard Balladur nel 1995. Balladur ne uscì pulito, non così l’ex ministro della difesa François Léotard, morto nel 2023. L’ex ministro dell’interno Charles Pasqua è stato condannato in via definitiva nel 2010 a 18 mesi con la condizionale per finanziamento illegale della sua campagna europea del 1999, con soldi provenienti dalla vendita del casinò di Annemasse. Del periodo 1988-1995 è il caso degli impegni fittizi a Parigi: pagava la città, ma a beneficiarne era il partito di Alain Juppé (condannato nel 2004) e dell’allora sindaco Jacques Chirac, giudicato colpevole solo nel 2011 una volta scaduta l’immunità presidenziale.

Del tutto analogo al caso Le Pen è quello del MoDem (in precedenza UDF): fondi pubblici europei pagavano assistenti parlamentari che lavoravano in realtà per il partito. Il 5 febbraio del 2024, otto persone sono state condannate a pene sospese fra i 10 e i 18 mesi, a multe dai 10’000 ai 50’000 euro e a 2 anni di ineleggibilità, anch’essa sospesa. Il presidente del MoDem, François Bayrou, era stato assolto in base al principio “in dubio pro reo” e in dicembre è diventato primo ministro, posizione da lui occupata fino alla caduta dell’Esecutivo nel settembre scorso.

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