Di prima mattina la presidente Claudia Sheinbaum e il responsabile della sicurezza Omar García Harfuch hanno cercato di rassicurare i cittadini dopo l’ondata di violenza che ha colpito 20 dei 31 stati messicani in seguito all’operazione militare che ha portato all’uccisione di El Mencho, leader del del Cartello Jalisco Nueva Generación (CJNG), il gruppo criminale oggi considerato il più potente e violento del Paese. La sua reazione è stata immediata: incendi di veicoli, blocchi stradali, attacchi a distributori di benzina, negozi e banche.

Messico, ucciso uno dei criminali più ricercati al mondo
Telegiornale 23.02.2026, 12:30
La violenza non ha risparmiato neppure la località turistica di Puerto Vallarta, dove molti turisti sono rimasti bloccati senza poter raggiungere l’aeroporto, con numerosi voli cancellati. Intanto il governo ha inviato nuovi contingenti militari per contenere le azioni del cartello. Il bilancio provvisorio parla di 28 morti, tra cui una civile. La tensione resta, soprattutto nello stato di Jalisco, roccaforte del CJNG.
Mentre si chiariscono i dettagli dell’operazione, condotta con il supporto dell’intelligence statunitense, c’è grande insicurezza per il futuro. La strategia di catturare o eliminare i vertici dei cartelli ha caratterizzato la lotta al narcotraffico in Messico, ha un forte impatto politico ed è da sempre sostenuta dagli Stati Uniti, ancora di più dopo il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump. Tuttavia, l’esperienza dimostra che colpire i leader vuol dire colpire una struttura, e non ad avere un impatto sul traffico di droga.
L’estradizione di Joaquín Guzmán, detto “El Chapo”, nel 2017 ha scatenato una guerra interna nel cartello di Sinaloa, senza però ridurre la produzione e il commercio di stupefacenti. Lo stesso è accaduto con l’arresto di Ismael Zambada, nel luglio 2024, che ha invece portato a una lunga e sanguinosa lotta per la successione, che ad oggi ha causato oltre 1’800 morti e 2’300 desaparecidos.
L’eliminazione di Nemesio Oseguera Cervantes, El Mencho, rischia ora di aprire uno scenario simile. Tra l’altro el Mencho era un leader molto misterioso, di lui si sa poco, tanto che più volte in passato sono girate voci sulla sua morte. Anche se il CJNG dovesse frammentarsi o perdere forza, altri gruppi criminali potrebbero approfittarne per espandersi. Più che una soluzione, si profila quindi una nuova fase di instabilità.
Per la presidente Sheinbaum l’operazione rappresenta un successo politico, El Mencho era in cima alla lista dei target, avendo seminato per decenni terrore nel paese. E’ anche l’ennesima conferma di cambio di rotta rispetto al suo predecessore Andrés Manuel López Obrador. Durante il suo mandato aveva adottato la linea “abrazos, no balazos”, ovvero “abbracci, non pallottole”, che puntava ad affrontare le cause sociali del reclutamento criminale piuttosto che lo scontro diretto con i cartelli. Una strategia duramente criticata per gli scarsi risultati ottenuti.
Tutto questo avviene a meno di quattro mesi dall’inizio della FIFA World Cup 2026, che sarà ospitata da Messico, Stati Uniti e Canada. Città del Messico accoglierà la partita inaugurale: per il Paese sarà il terzo Mondiale organizzato. Gli esperti di sicurezza ritengono che l’evento non sia un obiettivo diretto dei cartelli, che anzi possono trarre vantaggio dall’indotto economico generato.
Tuttavia, l’uccisione di El Mencho e le violenze successive alimentano interrogativi, soprattutto sul ruolo di Guadalajara, capitale dello stato di Jalisco e una delle città designate a ospitare le partite. È presto per ipotizzare un’esclusione dal torneo, che sarebbe un forte colpo per l’immagine del paese, ma le decisioni dovranno essere rapide. Il Paese si avvicina all’appuntamento mondiale in un clima di forte incertezza.








