Le ultime transazioni di Wall Street sul petrolio hanno fatto insospettire gli esperti di finanza, dopo che - lunedì 23 marzo 2026 alle ore 07:04 di New York - il presidente statunitense Donald Trump annunciava sulla piattaforma Truth l’esito positivo delle negoziazioni con l’Iran in merito alla guerra in corso.
La notizia influisce sul prezzo del petrolio, che passa da 112 a 100 dollari per barile. Tutto sembra piuttosto normale, se non fosse che un quarto d’ora prima dell’annuncio, 6’200 contratti sul petrolio erano stati venduti per un controvalore di 580 milioni di dollari, per poi essere ricomprati a un prezzo più basso. L’operazione non presenta alcuna anomalia da un punto di vista finanziario, ma è piuttosto la tempistica che suscita perplessità. Il sospetto è di insider trading, ovvero quando qualcuno opera sui mercati, essendo a conoscenza di informazioni confidenziali: una pratica illegale.
Cos’è l’insider trading?
L’espressione viene usata nel linguaggio finanziario per indicare attività speculative illegali in diversi Paesi, fatte su titoli quotati in borsa, a vantaggio di chi ha accesso a informazioni riservate sui titoli stessi. Chi pratica insider trading si mette dunque in una posizione di indebito vantaggio rispetto agli altri investitori dello stesso mercato.
Rimane difficile provare un nesso tra il comportamento da parte dell’amministrazione Trump e quanto accaduto sulle compravendite del petrolio lo scorso 23 marzo. Tuttavia, anche tra gli esperti c’è chi ha ritenuto anomali questi movimenti, effettuati oltretutto in un giorno durante il quale non era prevista la pubblicazione di dati economici importanti, né discorsi di particolare rilevanza da parte di esponenti della Banca centrale. Nulla dunque, sembra giustificare questi movimenti. I dubbi permangono e la Casa Bianca si è limitata a smentire il suo coinvolgimento accusando i media di “giornalismo irresponsabile”. Intanto il presidente del Parlamento iraniano Mohammad-Bagher Ghalibaf ha negato negoziati di qualsiasi natura tra Washington e Teheran. La smentita ha reso ancora più difficile dare un’interpretazione chiara agli eventi.






