Le tensioni interne alla NATO non si consumano più soltanto a Bruxelles, Washington o nelle capitali europee. Sono riemerse anche a Singapore, al vertice Shangri-La sulla sicurezza asiatica, dove il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha rilanciato una linea ormai centrale nell’amministrazione Trump: gli alleati devono spendere di più, assumersi maggiori responsabilità e ridurre la dipendenza dalla protezione militare americana.
Dietro il linguaggio diplomatico, il punto resta politico e strategico. Gli Stati Uniti chiedono agli europei di accelerare sulla spesa militare, dopo l’impegno assunto in sede NATO a portare gli investimenti complessivi per difesa e sicurezza fino al 5% del prodotto interno lordo. A complicare il quadro ci sono anche altri dossier.
La guerra contro l’Iran, con Washington pronta a riprendere eventuali attacchi se la diplomazia non dovesse produrre un’intesa, ha riaperto il tema della priorità USAtra Medio Oriente, Europa e Indo-Pacifico. Allo stesso tempo, la posizione dell’amministrazione Trump verso Russia e Ucraina continua a generare inquietudine tra gli alleati europei, preoccupati da un possibile alleggerimento del contributo militare statunitense al dispositivo NATO in caso di crisi.
“Non combattiamo, ma facciamo in modo che la Russia non vinca”
In questo clima, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato Militare della NATO e già capo di Stato maggiore della Difesa italiano, difende la tenuta dell’Alleanza ma non nega la necessità di un cambiamento profondo. Intervistato da Lorenzo Lamperti a margine del vertice di Singapore, Cavo Dragone parte dall’Ucraina e dalla continuità della guerra iniziata con l’invasione russa del 24 febbraio 2022.
“Le vittime sul campo sono le stesse del 25 febbraio 2022”, afferma l’ammiraglio, sottolineando che l’attenzione internazionale non può diminuire. Per Cavo Dragone, Kiev non difende soltanto il proprio territorio. “L’Ucraina sta combattendo anche per noi”. Il principio in gioco, aggiunge, è quello della sovranità nazionale: non si può accettare che “i confini di un Paese sovrano vengano ridisegnati con la forza”, né che carri armati attraversino il confine di una nazione indipendente. La linea della NATO, insiste, resta quella del sostegno senza cobelligeranza. “Noi non combattiamo”, dice Cavo Dragone, “ma facciamo in modo tale che la Russia non vinca”. È una frase che sintetizza l’equilibrio delicato dell’Alleanza: aiutare l’Ucraina a resistere, evitare un allargamento diretto del conflitto, mantenere credibile la deterrenza sul fianco orientale.
Drone russo in Romania, “un gesto inconcepibile e senza giustificazione”
Proprio il fianco orientale è tornato al centro dell’attenzione dopo l’episodio del drone russo caduto in Romania. Anche se Bucarest lo ha definito un incidente e non un attacco deliberato, Cavo Dragone usa parole nette. L’episodio va condannato, dice, perché resta “un gesto inconcepibile” e senza giustificazione. Anche nella migliore delle ipotesi, cioè quella dell’errore, segnala “pressapochismo, incapacità, debolezza e scarso professionismo”. Elementi che la NATO, osserva, “non tollera” e che portano inevitabilmente a rafforzare il dispositivo militare a est.
Il rapporto tra Europa e Stati Uniti
È però sul rapporto tra Europa e Stati Uniti che l’intervista tocca il nodo politico più sensibile. A Singapore Hegseth ha sostenuto che l’Europa dovrebbe guardare agli alleati asiatici degli Stati Uniti, più rapidi — secondo Washington — nel rafforzare le proprie difese. Cavo Dragone rovescia la prospettiva. È vero, riconosce, che gli alleati europei stanno ridefinendo il proprio ruolo, ma non si tratta di una novità nata oggi. La richiesta americana di un maggiore impegno europeo è “una storia vecchia”, ora diventata più urgente.
L’ammiraglio respinge però l’idea che la NATO abbia lezioni da ricevere sull’organizzazione dell’Alleanza. Anzi, sostiene, potrebbero essere i partner asiatici a osservare il modello atlantico: “Avere 32 nazioni che lavorano in sintonia”, dice, senza cedere “un millimetro del territorio NATO” in 76 anni, è un risultato politico e militare unico.
La forza dell’Alleanza, secondo Cavo Dragone, sta proprio nella capacità di raggiungere decisioni per consenso, anche tra Paesi con interessi e sensibilità diverse. Resta la domanda di fondo, cioè se l’Europa può, o deve, diventare militarmente più autonoma dagli Stati Uniti? La risposta dell’ammiraglio è netta: “Dovrebbe”. Non per rompere il legame transatlantico, ma per riequilibrarlo.

Ministri NATO riuniti in Svezia
Telegiornale 22.05.2026, 20:00





