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Nodi ancora aperti al vertice trilaterale ad Abu Dhabi

Mosca chiede il ritiro ucraino dal Donbass, Kiev punta su garanzie scritte - Marco Mariano, professore di Storia dell’America del Nord all’Università di Torino: è “un nulla di fatto” nonostante l’atmosfera positiva

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Di: SEIDISERA -Manjula Bhatia /sdr 

Ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, nel primo pomeriggio si concluso l’incontro trilaterale tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, per mettere fine alla guerra in Ucraina. Il portavoce del governo emiratino ha dichiarato che si è trattato di colloqui costruttivi in un’atmosfera positiva, colloqui che si sono concentrati sugli elementi ancora irrisolti della bozza del piano di pace proposto dagli Stati Uniti.

Come valutare l’esito di questi colloqui? Marco Mariano, professore di Storia dell’America del Nord all’Università di Torino, ha commentato a SEIDISERA della RSI il summit che ha visto presenti anche ospiti di peso.

“Al di là del tono costruttivo e della novità pur significativa della compresenza delle due parti mediate dagli statunitensi - spiega il docente - possiamo parlare sostanzialmente di un nulla di fatto. Di un nulla di fatto che non è particolarmente sorprendente viste le premesse, nel senso che da parte del presidente Trump si era fatto riferimento alla opportunità ormai molto vicina di un accordo, senza però che questa dichiarazione avesse delle basi di fatto. Rimangono insoluti gli aspetti fondamentali, che sono le garanzie di sicurezza e soprattutto la questione territoriale. Pochi, ma importantissimi nodi ancora da sciogliere”.

Venendo a questi nodi, a partire dalla questione territoriale, la Russia vuole un ritiro tout court degli ucraini dal Donbass, anche dalle zone che ancora controlla. Insomma, Mosca non è disposta ad accettare un congelamento della linea del fronte sulle posizioni attuali. Che sbocchi potrà avere questa questione, considerato che gli Stati Uniti non sembrano disposti a fare molta pressione sulla Russia?

“Gli Stati Uniti non sembrano disposti a spendersi su questo, riflette Mariano. Questo è un punto molto difficilmente accettabile per gli ucraini per una serie di motivi, non solo di tipo simbolico ma anche di politica interna. Certo, l’Ucraina ha speso molto in termini di vite umane e proprio per questo è molto difficile che accetti di lasciare alla Russia quel 20% circa di territorio del Donbass che ancora controlla. L’impressione è che da parte statunitense ci sia un po’ la tentazione di lasciar decidere la cosa al campo di battaglia. Continuando questa trattativa in tempi che continuano ad allungarsi, allora siano le armi, appunto, a decidere a favore russa la questione territoriale del Donbass, che sembra molto difficilmente risolvibile dal punto di vista negoziale”.

C’è poi la questione delle garanzie di sicurezza. Kiev ha più volte avuto rassicurazioni in questo senso da Washington, ma ancora queste garanzie non sono state messe nero su bianco. Gli Stati Uniti cosa aspettano per definire formalmente questo punto?

“Questo punto è stato affrontato molte volte e, al momento, definito ancora in modo molto vago. Nel senso che da varie parti, Stati Uniti ma anche Europa, emerge un consenso sul fatto che queste garanzie di sicurezza siano indispensabili. Ci sono molteplici dichiarazioni sul fatto che si sarebbe a buon punto su questo, ma tutto è ancora avvolto abbastanza nella nebbia, perché per ora si tratterebbe di una formula mista secondo la quale questa garanzia di sicurezza all’Ucraina, sul modello del famoso articolo cinque della NATO, sarebbe offerta da una combinazione di alleati europei. I cosiddetti volonterosi, come nella traduzione italiana, sarebbero i disponibili in realtà. Più un patto bilaterale Stati Uniti-Ucraina, più una compartecipazione NATO. Tutte queste parti dovrebbero secondo l’ipotesi fatta finora contribuire ma è però un’ipotesi ancora piuttosto liquida, di fronte alla quale gli Stati Uniti tentennano a prendere l’iniziativa per una serie di motivi, che riguardano questioni di politica interna.  Una certa parte del pubblico MAGA probabilmente avrebbe qualcosa da ridire di fronte a una scelta che amplia, invece di restringere, le responsabilità internazionali degli Stati Uniti. E poi ci sono questioni di indirizzo strategico più generale che stanno emergendo con gli ultimi documenti emanati da questa Amministrazione: fanno pensare che, da parte di Washington, ci sia piuttosto la tendenza a ridurre gli impegni e a lasciar fare piuttosto agli europei per quanto riguarda cose che vengono ritenute di competenza fondamentalmente europea”.

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Colloqui in corso tra Russia e Ucraina

Telegiornale 24.01.2026, 20:00

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Trilaterale Ucraina-Russia-USA ad Abu Dhabi

Telegiornale 23.01.2026, 20:00

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