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ONU, Stati Uniti isolati dopo l’attacco in Venezuela

Riunione d’emergenza al Consiglio di Sicurezza: condanne da Russia, Cina e Paesi latinoamericani. Prudenza dall’Europa mentre Washington difende l’operazione

  • Ieri, 08:07
  • Oggi, 08:22
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Nicolas Maduro in tribunale a New York

Telegiornale 05.01.2026, 20:00

  • Reuters
Di: Agenzie/Lorenzo Perren 

Lunedì si è tenuta una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dopo l’incursione militare statunitense in Venezuela e la cattura del presidente Nicolás Maduro. L’atmosfera era tesa: gli Stati Uniti si sono ritrovati isolati e sotto il fuoco incrociato delle condanne internazionali per quella che molti hanno definito una violazione flagrante del diritto internazionale. Lo stesso Segretario generale António Guterres ha affermato che l’amministrazione Trump ha violato la Carta delle Nazioni Unite.

Il Venezuela ha parlato di attacchi “armati illegittimi” e privi di qualsiasi giustificazione legale, un’aggressione che non ha solo lacerato la sovranità del Paese ma anche la “credibilità del diritto internazionale” e l’autorità delle Nazioni Unite. Il rappresentante venezuelano ha lanciato un avvertimento: tollerare “il sequestro di un capo di Stato” e gli attacchi ai civili significherebbe rendere “la legge facoltativa”. Secondo il New York Times, nell’attacco sono morti 80 cittadini, tra militari e civili, anche se il dato non è ancora stato confermato da fonti ufficiali.

Washington ha cercato di difendere l’operazione definendola “un’azione chirurgica di applicazione della legge” per arrestare due latitanti incriminati. Il rappresentante statunitense ha insistito: “Non c’è nessuna guerra contro il Venezuela”, paragonando l’azione a quella effettuata nel 1989 contro Manuel Noriega a Panama. Ma la giustificazione non sembra aver convinto la platea.

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La storia recente del Venezuela

Telegiornale 05.01.2026, 20:00

Russia e Cina chiedono il rilascio di Maduro

La Russia è stata particolarmente dura, parlando di vera e propria aggressione armata e richiedendo il rilascio immediato del “presidente legittimamente eletto”. L’ambasciatore russo ha invitato i membri del Consiglio ad abbandonare i due pesi e due misure, dichiarando che le azioni statunitensi stanno generando nuovo slancio “per il neocolonialismo e l’imperialismo”. Mosca richiesto la scarcerazione immediata di Maduro.

Anche la Cina si è detta “profondamente scioccata” per quelli che ha definito atti “unilaterali, illegali e prepotenti”, accusando Washington di “aver calpestato senza ritegno la sovranità, la sicurezza e gli interessi legittimi del Venezuela”. Come Mosca, anche Pechino ha insistito per il rilascio del presidente venezuelano.

Ancora prudenza dall’Europa

La Lettonia ha espresso dissenso per il regime di Maduro, caratterizzato da “repressioni di massa, corruzione e criminalità organizzata”, dicendosi pronta a lavorare per una transizione pacifica e democratica per il Venezuela.

Il Regno Unito ha denunciato la precarietà instaurata sotto il governo di Maduro e definendo “fraudolenta” la sua presa di potere, pur ribadendo l’impegno per il rispetto del diritto internazionale come “base essenziale per la pace globale”. La Francia, attraverso il viceambasciatore, ha denunciato l’aggressione affermando che mina le fondamenta stesse dell’ordine internazionale.

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Il presidente venezuelano Nicolas Maduro

L'intervista all'analista politico Gilles Gressani

SEIDISERA 05.01.2026, 18:00

  • Archivio Keystone

Dall’America Latina piovono condanne, solo l’Argentiva fa eccezione

Le reazioni più accese sono arrivate dall’America Latina, dove diversi Paesi (Messico, Cuba, Colombia) hanno subito recenti allusioni minacciose da parte di Trump. Il Brasile ha rifiutato nettamente l’intervento armato, sottolineando che “il Sudamerica è una zona di pace” e avvertendo che i bombardamenti e la cattura del presidente “superano una linea inaccettabile”.

La Colombia ha condannato con forza gli avvenimenti, ricordando che la Carta ONU consente l’uso della forza solo in circostanze eccezionali, non per prendere il controllo politico di un altro Stato. Bogotá ha inoltre avvertito delle possibili conseguenze, come un eventuale nuovo afflusso di migranti, annunciando misure preventive per mantenere la stabilità lungo i confini.

Il Messico ha sottolineato che il Consiglio ha “l’obbligo di agire con decisione e senza due pesi e due misure”, ribadendo che spetta “ai popoli sovrani decidere i loro destini”. Cuba ha parlato di “piani egemonici“ da parte di Washington che hanno prodotto conseguenze gravi e imprevedibili per la stabilità regionale, accusando gli Stati Uniti di “asfissia economica” e persino terrorismo marittimo. Anche il Cile, pur non riconoscendo la legittimità di Maduro, ha comunque condannato l’azione statunitense. Panama ha definito gli eventi deplorevoli.

Le voci fuori dal coro sono state poche. L’Argentina ha accolto con favore “l’azione decisiva” dell’amministrazione statunitense, sostenendo che potrebbe contribuire a porre fine alla repressione che ha spinto milioni di venezuelani nella povertà o all’esodo.

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