Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez si è presentato mercoledì davanti al parlamento del Paese negando qualsiasi accusa di corruzione generalizzata nei confronti del suo Governo e del partito socialista. “È chiaro che determinati attori politici e mediatici stanno tentando di confondere la gente, creando una sensazione di corruzione generalizzata che vi assicuro non esiste”, ha dichiarato Sanchez.
“Io non faccio ciò che altri hanno fatto a me, alla mia famiglia e a decine di dirigenti politici quando governava il Partido Popular”, ha aggiunto il premier spagnolo. Sanchez ha inoltre assicurato che “il Psoe non si è finanziato illegalmente, al contrario, alcuni di sono approfittati del partito”.
“Non accettiamo la corruzione come fatto connaturato alla dimensione umana. Continueremo a lavorare perché sia bandita dalla vita pubblica”, ha assicurato il premier, nel ricordare di “aver messo al servizio delle forze e dei corpi di sicurezza tutte le informazioni” sui casi indagati e di aver rinnovato i vertici organizzativi del Partito socialista.
Le vicende giudiziarie
Il suo Governo è finito recentemente al centro di una bufera politica e mediatica scatenata da vicende giudiziarie relative a diverse personalità a lui molto vicine. L’ultima è la condanna a oltre 24 anni di carcere del suo braccio destro ed ex ministro dei trasporti José Luis Abalos per criminalità organizzata, corruzione e traffico di influenze.

José Luis Abalos
In piena pandemia, Abalos ha intascato tangenti in cambio dell’assegnazione di appalti pubblici milionari per la fornitura di materiale sanitario. “Non ne sono mai stato a conoscenza e non ho mai tollerato alcuna di queste pratiche” ha detto stamattina Sanchez.
Sabato scorso, invece, era stata sua moglie a metterlo in cattiva luce. Begona Gomez è stata rinviata a giudizio per corruzione e traffico di influenze. Avrebbe sfruttato la sua posizione per fare carriera in ambito universitario. I giudici le hanno addirittura vietato di lasciare il Paese. Accuse analoghe hanno investito anche il fratello del primo ministro, David Sanchez.

Begona Gomez e Pedro Sanchez
Poi c’è la vicenda dell’ex premier socialista Zapatero, legatissimo a Pedro Sanchez, che è finito sotto inchesta per presunta corruzione. Anche lui, nel 2021, avrebbe intascato tangenti milionarie dopo aver salvato la piccola compagnia aerea Plus Ultra con 53 milioni di fondi pubblici.

L'ex premier socialista Jose Luis Rodriguez Zapatero
Una serie di scandali che qualche settimana fa avevano portato gli inquirenti a perquisire la sede principale del partito socialista spagnolo. La giustizia presume che sia stato finanziato con soldi illeciti.
La crisi politica in cui si è ritrovato il premier spagnolo è senza precedenti. La destra continua a chiedere le sue dimissioni. Al momento però lui non sembra avere alcuna intenzione di farsi da parte.
Gli alleati si smarcano
“Oggi (Sanchez) non ha la maggioranza né la legittimità per occupare il potere. Si faccia da parte e lasci che questo Parlamento metta qualcuno che abbia invece la capacità di compiere” gli accordi “con la Catalogna e con i catalani”. Ha detto la portavoce parlamentare di Junts per Catalunya, Mirian Nouguera.
Il partito presieduto da Carles Puigdemont, i cui 7 deputati sono decisivi per la maggioranza progressista, ha rinfacciato a Sanchez di essere “politicamente toccato e affondato”, chiedendogli di farsi da parte. E ha fatto l’esempio del primo ministro britannico, Keir Starmer, che, “a differenza di lei, dispone di una ampissima maggioranza e si è dimesso”, segnalando così la possibilità che Sanchez lasci il passo “a un candidato indipendente” che si sottoponga al voto del Parlamento. Uno scenario alternativo a una mozione di fiducia eventualmente presentata dal Partido Popular e da Vox all’opposizione.
“Il suo ciclo politico è terminato”, ha rincarato la segretaria del partito della sinistra radicale Podemos, Ione Belarra. Sulla stessa linea, Maribel Vaquero, portavoce del Partito nazionalista basco (PNV): “Non siamo qui per difendere lei e i suoi”, ha detto, escludendo però che il PNV sosterrà una eventuale mozione di censura promossa dalle destre.







